Gazzetta di Modena

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«Così abbiamo visto cambiare Fiorano»

di Gabriele Bassanetti
«Così abbiamo visto cambiare Fiorano»

Sola, Pagani, Pistoni e Tosi: gli ultimi quattro sindaci insieme per spiegare oltre mezzo secolo di sviluppo del territorio

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FIORANO. La storia di Fiorano dal 1960 ad oggi sullo stesso palco. È successo domenica in occasione della presentazione del libro fotografico “Fiorano Modenese. Città e comunità”, a cura di Domenico Iacaruso e Alberto Venturi. Renzo Sola è stato sindaco dal 1960 al 1973, Pagani per 24 anni dal 1980 al 2004, Pistoni dal 2004 al 2014 e Francesco Tosi è l'attuale primo cittadino. Pur mancando all'appello Giuseppe Leonardi e Roberto Giovani (due e cinque anni di mandato dal 1973 al 1980) la storia della città era decisamente rappresentata ed è stata ampiamente raccontata. «Gli anni sessanta – ha spiegato Sola – hanno rappresentato il passaggio di Fiorano da paese agricolo a industriale, con un consistente aumento della popolazione, raddoppiata in dieci anni (da 5mila a quasi 11mila). Si faceva il lavoro di sindaco nel tempo che rimaneva dall'impiego principale, la mattina presto, la notte, con un'indennità di 30mila lire al mese. Mi spingeva a fare questo sforzo l'entusiasmo della gente e la sua fiducia nel Comune. Era per loro che bisognava darsi da fare e realizzammo la rete acquedottistica che mancava, la rete stradale. Si procedeva uniti, maggioranza e opposizione, anche per risolvere questioni che le regole esistenti non contemplavano. Tutti insieme incontrammo Enzo Ferrari quando fu il momento di realizzare la pista; e derogammo anche per i singoli cittadini, per esempio per un fioranese che si costruiva la casa nel tempo libero la domenica e al quale sentivamo il dovere di venire incontro. Era più facile e più avventuroso governare, la mia esperienza trent'anni dopo a Sassuolo fu del tutto differente, soprattutto per la poca coesione della classe politica». Egidio Pagani, 24 anni da sindaco e 5 da assessore, ha attraversato tutto il periodo del boom industriale: «Aiutammo lo sviluppo e lo controllammo quando era necessario porre attenzione agli incrementi di produzione e carichi inquinanti. Ci ponemmo per primi il tema dell'accoglienza per l'immigrazione, che inizialmente arrivava dal sud Italia: attivammo numerosi gemellaggi con le comunità di provenienza dei lavoratori di Fiorano; poi creammo anche il primo centro di accoglienza per stranieri sul territorio, all'indomani del rogo della Campanella a Sassuolo. Gettammo anche le basi della Fiorano di oggi, con l'acquisto del castello di Spezzano, la creazione della riserva delle Salse e tante opere pubbliche, dalle scuole agli impianti sportivi, fino all'ultima che ho inaugurato, il teatro Astoria». Claudio Pistoni ha vissuto invece il momento della grande crisi del 2009: «Nel mio primo mandato andammo a rimorchio della felice situazione degli anni precedenti, ma dal 2009 cambiò tutto. Molti ricordano l'era glaciale profetizzata da Minozzi, noi cercammo di lavorare per attenuarne gli effetti: creammo la Fabbrica delle idee, il Festival Green economy, percorsi formazione lavoro per centinaia di ragazzi, il 60 per cento dei quali trovarono un impiego. Facemmo un errore, quello di lavorare da soli, mentre già allora avremmo dovuto procedere in un'ottica distrettuale, che va da Maranello a Scandiano. Oggi quell'era glaciale ha cambiato tutto, abbiamo ereditato un mondo diverso in cui, per fortuna, la nostra industria esiste e corre ancora ma ha esigenze mutate. Una parte della comunità distrettuale che vi si appoggiava deve trovare strade alternative e noi dobbiamo aiutare in questo». Infine Francesco Tosi vive il momento attuale: «I cambiamenti sono tanti. Il servizio sociale per esempio, non assiste più solo anziani ma spesso giovani senza impiego. Gli stranieri sono ormai una realtà, diventeremo una società multi-etnica e multi-religiosa, chiudere la porta non serve, serve invece interpretare questo sviluppo. I percorsi amministrativi non corrono al passo con le esigenze di persone e imprese, ci sono occasioni, come quella dello scambio di terreni e oneri con la System, che con le normative esistenti rischiano di diventare occasioni perse. Abbiamo bisogno di snellire. Di Fiorano come amministrazione apprezziamo la preponderanza del volontariato che ci sostiene in molti ambiti e la pace sociale. I percorsi di integrazione funzionano in modo lineare e pacifico ma se non sapremo interpretare la nuova realtà con attenzione e celerità anche questo privilegio è a rischio».

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