Figli e vaccinazioni i modenesi divisi di fronte all’obbligo
Uno studio sull’approccio alla scelta nella nostra provincia Sorpresa: le persone più istruite li credono poco utili
A quaranta giorni dall'approvazione della legge che ha introdotto in Emilia-Romagna l'obbligo di vaccinazione per i bambini da 0 a 3 anni che frequentano l'asilo nido, toccando un sistema regionale composto di 1.199 servizi per oltre 32.500 bimbi iscritti, la Regione ha emanato le linee guida di applicazione a partire dall'anno scolastico 2017-2018.
L'obbligo sarà in vigore per la frequenza dei bambini presso i nidi pubblici e privati, servizi integrativi e ricreativi, anche per chi già li frequenta. Il bambino dovrà assumere una dose dei vaccini obbligatori (antipolio, antidifterica, antitetanica, antiepatite B) entro i 6 mesi di vita, 2 dosi entro il primo anno, 3 dosi entro 18 mesi. Dal 1 gennaio inoltre viene offerto in Emilia-Romagna la vaccinazione gratuita contro il meningoccocco B a tutti i nuovi nati.
OBBLIGATORI. Attualmente in Italia sono obbligatorie per legge 4 vaccinazioni: antidifterica, antitetanica, antipolio, antiepatite B ed altre sono raccomandate. Negli ultimi anni la copertura vaccinale per le quattro vaccinazioni nel nostro Paese si è avvicinata molto al limite della soglia di sicurezza (95%), come indicato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. In Emilia-Romagna tale copertura si fermata nel 2015 al 93,4%, in ulteriore calo rispetto al 2014 (94,5%). A Modena si è toccato il 94,1%.
Recentemente è stato condotto uno studio esplorativo a cura del professore Krzysztof Szadejko (docente presso l'Istituto Superiore di Scienze dell'Educazione e della Formazione "Giuseppe Toniolo" di Modena) e del professore Lorenzo Iughetti (direttore della Struttura complessa di Pediatria dell'azienda ospedaliero-universitaria del Policlinico di Modena e Coordinatore della Scuola di Specializzazione in Pediatria, Unimore), in collaborazione con la dott.ssa Teresa Pedrazzi (Medico Chirurgo), dott.ssa Michela Giorilli (Educatrice Sociale) e dott. Andrea Bergomi (Pediatra di Libera Scelta), per meglio comprendere le dinamiche che determinano il rifiuto dei genitori a non vaccinare i figli, approfondendo inoltre in che modo tale piano vaccinale obbligatorio venga percepito dalle figure genitoriali.
TRE GRUPPI. Secondo questo studio la popolazione dei genitori della Provincia di Modena si divide in tre macro gruppi: coloro che aderiscono a tutte le vaccinazioni che vengono loro offerte (vaccinatori totali), coloro che scelgono di aderire selettivamente solo ad alcune delle vaccinazioni offerte (vaccinatori parziali) e coloro che non aderiscono a nessuno dei vaccini offerti (non vaccinatori).
Ciascun gruppo possiede una diversa percezione del rischio delle vaccinazioni, del loro valore protettivo e dell'organizzazione sanitaria intesa come disponibilità e preparazione degli operatori sanitari che lavorano nell'ambito vaccinale e come flessibilità del sistema sanitario nell'andare incontro alle diverse esigenze genitoriali. I genitori che hanno più paura dei rischi delle vaccinazioni tendono nella maggior parte dei casi a vaccinare meno i propri figli.
Dallo studio sono emersi diversi risultati, tra cui un esito particolarmente sorprendente: le persone che hanno studiato di più (soprattutto le madri), credono meno nell'utilità delle vaccinazioni e quindi decidono di non vaccinare o vaccinare solo parzialmente i propri figli.
GLI INCONTRI. Sono stati inoltre svolti degli incontri con i genitori che hanno deciso di non vaccinare i propri figli dai quali è emerso che le principali motivazioni alla base del rifiuto vaccinale siano la paura degli effetti collaterali dei vaccini e il fatto che quando il SSN offre le prime dosi di vaccino, il bambino sia troppo piccolo e abbia un sistema immunitario "immaturo" non pronto a tollerarlo (opinione che non ha riscontro scientifico).
E' importante e doveroso quindi riflettere riguardo alcuni interrogativi che le Istituzioni competenti dovrebbero porsi data l'estrema rilevanza dell'argomento:
Come incrementare la consapevolezza dei genitori riguardo la prevenzione delle malattie infettive?
Come rafforzare le reti sinergiche tra pediatri, centri vaccinazioni, corsi preparto, counseling familiare e figure genitoriali?
Come intervenire tempestivamente sul web, pubblicazioni e media offrendo informazioni trasparenti e contrastando un certo tipo di disinformazione?
LA SORPRESA. Il professore Krzysztof Szadejko conclude a riguardo: «Sono rimasto molto sorpreso che persone con maggiore istruzione coltivino dubbi e paure rispetto l'offerta vaccinale. Dovrebbe essere l'opposto, anche in nome della propria onestà intellettuale. Chi ha più mezzi dovrebbe informarsi meglio utilizzando magari la letteratura scientifica, non soffermarsi troppo su articoli dalla fonte dubbia trovati su internet. Grazie alle vaccinazioni la nostra società ha salvato milioni di bambini ed auspico che si possa continuare in questa direzione. Purtroppo la perdita della memoria storica riguardo la "malattia", può fuorviare e dare l'impressione che alcune patologie siano completamente scomparse o considerate estremamente rare ed impossibili da contrarre. Non è così. Abbiamo quindi bisogno di riproporre seriamente campagne di vaccinazioni autorevoli, affinché la popolazione sia adeguatamente informata sui benefici e rischi reali per chi decide di non vaccinare i propri figli».
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