Moldavi in città, molti e “invisibili”
Comunità con propri negozi e rete di trasporti tra badanti e addetti ai servizi
Nella piccola Moldavia sotto la Ghirlandina pochissimi conoscono la mamma del bambino arrivato morto all’ospedale e pieno di lividi.
Gli abitanti della piccola repubblica ex sovietica, fratelli separati dei rumeni di cui condividono la stessa lingua e una vicinanza politica e amministrativa, sono emigrati in massa tra Secchia e Panaro a partire dagli anni ’90 e oggi costituiscono una comunità di alcune migliaia di persone, invisibili come gruppo a differenza di altre nazionalità. Attraversando i giardini dove sono soliti ritrovarsi, interpellando gli habituè del mercato che tra Cittadella e stazione è rifornito quotidianamente da furgoncini con 2 mila chilometri a viaggio, nessuno dice di conoscere la connazionale che si è ritrovata con il corpicino del figlio senza vita.
È come se la sua presenza fosse vissuta con imbarazzo. Molti dicono di conoscere poco della vicenda; chi ne ha sentito parlare però nega di frequentare gli stessi conoscenti della donna. E dire che i collegamenti tra connazionali resistono nonostante tutto, anche a grande distanza. I moldavi, più di 3,6 milioni di persone rimaste in patria, possono contare su una formidabile rete di emigranti.
Se nella capitale Chisinau pullulano le agenzie che vendono passaggi clandestini in Italia, 5 mila dollari tutto compreso, anche l’anticipazione a credito, a Modena la presenza di donne e uomini arrivati dalle zone del Danubio è silenziosa. In grande maggioranza badanti e addetti ai servizi, molti hanno trovato occupazione in campagna. Se non fosse per i matrimoni con centinaia di persone, che diventano occasioni di festa con rimpatriate e bevute epiche, i moldavi di Modena e provincia si ritrovano a piccoli gruppi.
Punti d’incontro sono le messe, soprattutto quelle di rito ortodosso, alcuni negozi che vendono specialità alimentari e che finiscono per funzionare da empori di paese, le discoteche nelle serate di ballo liscio, zone franche per l’incontro con gli italiani. Per il resto la loro riservatezza si apre solo con i connazionali anche se i più integrati sentono molto il peso di finire sui giornali solo per la cronaca nera, come in quest’ultimo caso. (s.c.)
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