Tenuta Pederzana il lambrusco entra nell’olimpo dei vini
L’azienda selezionata tra le prime 104 in Italia dalla prestigiosa rivista Wine Spectator
CASTELVETRO Il lambrusco diventa sempre più un vino apprezzato su scala internazionale. Lo conferma il prestigioso riconoscimento ricevuto dalla Tenuta Pederzana nelle scorse settimane. Quest’azienda vitivinicola, che sorge sulle incantevoli colline di Castelvetro, è stata infatti selezionata tra le prime 104 in Italia dalla rivista specializzata Wine Spectator. L’importante risultato è stato svelato in anteprima mondiale dalla giornalista Alison Napjus che, lo scorso dicembre, ha letto la lista, attesa con il fiato sospeso dai produttori di tutto il mondo. Ed è stato con grande soddisfazione e altrettanta sorpresa che Francesco Gibellini, titolare della Tenuta Pederzana, ha appreso di rientrare nella ristretta rosa delle cantine prescelte. «Nella storia di Wine Spectator si tratta della prima volta in assoluto per un lambrusco - commenta, ancora emozionato, Gibellini - Per tutta l’Emilia Romagna le aziende selezionate sono soltanto due: la nostra e la Stoppa dei colli piacentini. Questo rende ancora più importante questo riconoscimento. L’essere stati nominati ci apre le porte di un evento esclusivo, che si svolgerà il 6 aprile nella splendida cornice del Palazzo della Gran Guardia di Verona.
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L’appuntamento si chiama Opera Wine: in questo contesto presenteremo una vecchia annata particolarmente significativa. Per l’occasione ho scelto un lambrusco Grasparossa di Castelvetro semisecco vendemmia 2008, già premiato dalla guida vini de L’Espresso come vino dell’eccellenza. Vorrei fare capire che, se ben fatto, non è vero che il lambrusco duri poco. Si tratta di una bella sfida, insomma». L’emozione in vista dell’evento aumenta con il passare delle settimane. «La selezione per questo appuntamento, per chi fa il mio mestiere, è qualcosa che si sogna durante tutta la vita - aggiunge Gibellini - La première viene organizzato da Wine Spectator, la rivista più famosa al mondo nel campo dei vini, alla vigilia del Vinitaly. E le aziende scelte, poco più di un centinaio, sono le migliori d’Italia. Il fatto che abbiano scelto per il 2017 la mia piccola Tenuta Pederzana ha fatto sì che il mio nome si trovasse al fianco di quello di mostri sacri del mondo enologico italiano. Quando oltre 20 anni fa ho iniziato a fare questo lavoro, guardavo a queste aziende come a qualcosa di inarrivabile, quasi non avevo il coraggio di pronunciare i nomi dei vini che producevano tanto le vedevo lontane. L’entusiasmo che avevo allora, però, mi faceva pensare positivo e mi spingeva a migliorarmi tutti i giorni per cercare di raggiungere prima o dopo qualche palcoscenico cruciale anche se, devo essere sincero, non avrei mai pensato potesse essere così importante come quello di questo evento. Mentre Alison Napjus leggeva uno dopo l’altro questi nomi, nella mia mente scorrevano i ricordi di una vita: quando a 4 anni Franco Simonini, mio illustre predecessore mi fece assaggiare il suo buonissimo “Tocio”, un Grasparossa dolce parzialmente fermentato. Quando scorrazzavo dalla mattina alla sera nella mia amata Solignano Vecchia e senza saperlo iniziavo a innanmorarmi della terra e, poi, quando Franco è morto e i terreni sono rimasti in dote a nonna Margherita. La mia mente è volata a quando mia nonna mi ha affittato l’azienda a soli 21 anni perché, disse, “così sono sicura che qualcuno la porterà avanti”».
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