Via l’arma: Prefettura condannata
Tar: la guardia giurata aveva diritto di richiederla dopo la malattia
La guardia giurata era stata seriamente lesa agli occhi dopo l’esposizione a una sostanza tossica al Policlinico e per questo era in corsa in alcuni provvedimenti che le hanno tolto prima la licenza per lavorare e poi anche il porto d’armi. Ma il referto Ausl che ha spinto Questura di Modena e Prefetture di Modena e di Reggio a questi provvedimenti drastici concludeva con un suggerimento di sospensione in pura via cautelare per soli tre mesi in vista di altre visite. Invece ha perso tutto: lavoro, qualifica e arma.
La guardia giurata Coopservice, assistita dall’avvocato Mario Marchiò, ha fatto ricorso al Tar. I giudici amministrativi di Bologna scrivono: «Possono essere tralasciate le censure al provvedimento del Prefetto di Reggio perché l’atto è stato revocato e va dichiarata la cessazione della materia del contendere». In altre parole: quella prefettura meritava una sgridata ma ha poi tolto il divieto per la donna di esercitare la sua professione. Ma la sgridata arriva invece per il Questore di Modena (quello dell’epoca, ovviamente) i cui provvedimenti vanno annullati, - scrive il Tar di Bologna - «poichè hanno violato il principio di proporzionalità e soprattutto non hanno applicato in maniera estensiva i presupposti sui è subordinata la revoca delle autorizzazioni in materia di armi». La guardia giurata, infatti, non è mai incorsa in sanzioni e violazioni che la legge prevede per toglierle al pistola. Ma l’aspetto più importante, secondo i giudici, è che il provvedimento doveva essere temporaneo, limitato alla inidoneità segnalata dall’Ausl che era stata calcolata in tre mesi. Per questi motivi il Tar ha annullato il provvedimento e la Prefettura di Modena dovrà svolgere un accertamento sulle condizioni fisiche e visive della guardia per rilasciare il permesso per il porto d’armi. E condanna la Prefettura di Modena a pagare 2mila euro di spese.
Carlo Gregori
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