Modena, neri discriminati in discoteca: il mistero della “regola”
Indignazione e polemiche sui social dopo la denuncia in Questura di due giovani modenesi di colore: raccontano di essere stati "deviati" dalla fila davanti alla discoteca Kyi verso un ingresso "a parte" dove si pagava il doppio senza consumazione perché "neri" e "extracomunitari". Sotto accusa queste disposizioni discriminatorie citate dal buttafuori dell’agenzia legata alla Coop Chloé che per ora non hanno né autore né spiegazione dai dirigenti
MODENA. Infuria la polemica nei social sulla porta “a parte” della discoteca Kyi di Baggiovara: l’ingresso riservato a non meglio identificati clienti “diversi” che sono sottoposti a verifiche, pagano prezzo pieno e non hanno diritto alla consumazione. Il caso, sollevato su facebook da Abi Zar, giovane di colore cresciuto a Cavezzo e ora residente a Londra, interessa altri giovani che si sentono discriminati dalla organizzazione della serata del 6 gennaio, l'agenzia di organizzazione eventi e spettacoli Mo.Ma.
Tra questi c’è Jeffrey Owusu Boateng, modenese, dipendente del ristorante “L’Erba del Re” e allenatore di calcio in una squadra amatoriale. Ripete di essere stato un cliente abituale del locale e di non aver mai subito prima questa umiliazione.
«La sera del 6 gennaio è stata la prima volta che mi sono trovato di fronte a una situazione simile - racconta - ero con amici, di colore e bianchi. Io e un altro amico di colore siamo stati mandati dal buttafuori all’altra porta. Pensavo che fosse per dividere maschi da femmine. Invece mi sono trovato in fila con un ragazzo asiatico, il mio amico e un palermitano di carnagione scura. Ho chiesto spiegazioni al buttafuori. Ha detto solo: “Per entrare paghi 25 euro senza consumazione. È la regola per gli extracomunitari”. Non ci credevo. Gli ho chiesto di ripetere e ha ripetuto queste precise parole. Ero esterrefatto. Allora ho telefonato a un conoscente che lavora dentro il locale. Il mio amico dentro ha discusso un po’ e poi mi ha fatto entrare “normalmente” chiedendomi di non fare casino una volta dentro, se no avrebbe passato dei guai».
Jeffrey ha incontrato Abi Zar (si sono conosciuti via Facebook in questa sgradevole occasione) e hanno sporto denuncia in Questura, come riferito ieri dalla “Gazzetta”. La polizia ha avviato un’indagine su questo caso di presunta discriminazione a sfondo razziale. Il procuratore Lucia Musti ha detto che si sta iniziando a mettere mano a al fascicolo raccogliendo elementi per capire cosa è accaduto. Per ora non ci sono né reati né indagati.
La vicenda ha sollevato un’ondata di indignazione nei social nonostante gli interventi su Facebook di uno dei soci della Chloé, l’organizzazione che gestisce il MoMa, Federic Zambelli, curatore della linea di abbigliamento di Benji e Fede. Ciò che lascia sconcertati tanti è la “regola” esposta dal buttafuori per gestire gli ingressi in modo “differenziato”: dalle testimonianze di Abi e Jeffrey, l’ingresso stabilito da questa “regola” riguardava extracomunitari e neri.
Versione vigorosamente smentita da Zambelli, ma non chiarita nel merito. Tuttavia, questa “regola” per ora non trova né una spiegazione né un “padre”: chi l’ha decisa e che cosa intendeva dire il buttafuori “indirizzando” questi clienti “diversi” a una porta “a parte” con prezzi d’ingresso e modalità penalizzanti? Nessuno lo vuole dire. Alessandro Anania, titolare del Kyi, che ora non parla più in pubblico, aveva detto di essere stato all’oscuro di questa “regola” e rimandava all’organizzazione Mo.Ma, che gestisce anche parte del personale del locale.
La Mo.Ma - agenzia nata dalle ceneri del “Matrioska” di San Damaso, circolo affiliato all’Arci e oggi chiuso - è controllata dalla Cooperativa Chloé. La Chloé ha quattro soci, il cui presidente è Davide Pongiluppi. Questa cooperativa di servizi nata nel 2012, con sede a Formigine presso una società di consulenza amministrativa e 415 addetti, è iscritta alla Legacoop di Modena. Non solo: è una cooperativa in vista a Modena e provincia, che spesso gestisce organizzazioni ed eventi pubblici, compresa la serata disco nella ex Manifattura per la Notte Bianca, evento che la Giunta Muzzarelli considera a tutti gli effetti “culturale”. Chi all’interno di una cooperativa legata al centro-sinistra e al mondo delle coop “rosse” avrebbe deciso la “regola” discriminante denunciata dai due giovani di colore? Questo è l’aspetto più importante da chiarire ora.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
