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Bentini: Terre Estensi? Un artificio

Bentini: Terre Estensi? Un artificio

Ex Sovrintendente: «Bene i restauri, ma i percorsi culturali non s’improvvisano»

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«La rinascita del ducato estense è un'idea a dir poco curiosa e insostenibile sul piano culturale»: questo il giudizio dell'ex Soprintendente di Modena, Jadranka Bentini, che si scaglia contro il progetto "Terre Estensi" di Modena e Ferrara.

Il piano del ministro Dario Franceschini e adottato nel 2015 dai sindaci delle due città, prevede per il restauro di Palazzo dei Musei ed ex Ospedale Estense circa 70 milioni di euro di finanziamento. Bentini, oggi presidente del conservatorio Martini di Bologna ed ex responsabile di Italia Nostra, inoltre, in una lettera aperta promuove la tutela e la situazione artistica a Modena, Sassuolo e Reggio mentre attacca pesantemente sul fronte del trasferimento al Castello Estense di Ferrara della Pinacoteca nazionale.

Ecco gli argomenti dell'ex dirigente ministeriale che ha lasciato nel 2004 dopo avere diretto la stessa Pinacoteca, l'Estense, le soprintendenze di Modena e Bologna oltre al Museo delle ceramiche di Faenza.

I restauri. «Il finanziamento milionario per il patrimonio artistico di Modena, Reggio e Sassuolo è una buona notizia. È la risposta giusta ad aspirazioni a lungo accarezzate per il completamento di restauri, o l'avviamento di nuovi, che potranno dare compimento a progetti di area. La riqualificazione dell'ex Ospedale Estense, attesa da decenni per dare spazio agli istituti culturali ubicati ai tre piani del Palazzo dei Musei senza che ne abbiano a soffrire traumaticamente i rispettivi patrimoni, gli interventi a Palazzo Ducale, l'attenzione finalmente operativa prospettata per il Ducale di Sassuolo, il restauro del Castello di Sestola, sono fattori positivi che premiano una provincia virtuosa che ha saputo negli ultimi decenni amministrare con buona progettualità e tenacia il proprio patrimonio».

La bocciatura di Terre Estensi. «Dare interpretazione oggi ad itinerari interprovinciali da Ferrara a Lucca, passando per l'Appennino modenese e reggiano sotto il segno degli Este, come se l'unica impronta di civiltà per quei territori fosse stata quella apportata dal nobile casato di ascendenza ferrarese, è una formula nostalgica per riportare indietro la lancette del tempo rimarcando una mappa preunitaria di un pezzo d'Italia di cui non si comprende né l'esigenza né tanto meno la legittimità.

L'ipotizzato intreccio fra Ferrara, Modena, Sassuolo e Reggio potrebbe meglio precisarci entro la configurazione di un sistema di regge e delizie fra città e campagna per comprenderle tutte, da Belriguardo alle Pentetorri, sul modello del sistema dei castelli appenninici reggiani o piacentini, ma con le dovute differenze, perché anche la tanto invocata narrazione a scopi turistici dovrebbe rispondere a forme e modelli assai differenti, poiché espressioni di storie diverse, non interagenti e tanto meno parallele».

Castello Estense a Ferrara. La Bentini infine ricorda come l'idea di trasferire qui la Pinacoteca Nazionale non ha senso storico e culturale.

Stefano Luppi

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