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Cadavere nel frigo da otto mesi

Cadavere nel frigo da otto mesi

San Felice. Non si sblocca il caso del killer-suicida di via Perossaro. Nessuno paga

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SAN FELICE. C’è un cadavere parcheggiato da otto mesi in una cella frigorifera, all’Istituto di medicina legale di Modena. E così va progressivamente ben oltre ogni limite di umana e punitiva decenza la storia postuma del cosiddetto killer di via Perossaro Vecchia. L’uomo, al secolo Enrico Guerzoni, è stato artefice di un gesto folle e premeditato, frutto di un disturbo relazionale che sfiorava l’odio razziale. Fino ad assassinare una vicina di casa e fino ad organizzare l’esplosione - fallita - del palazzo dove viveva, per farla finita con se stesso e con i vicini, colpevoli di venire dall’India e di avere da poco acquistato un appartamento nello stesso immobile “dei cantonieri” dove Guerzoni viveva. Solo e introverso. L’uomo è deceduto dopo un’agonia di 23 giorni in ospedale, conseguente all’incendio e al colpo di pistola che si era sparato alla tempia.

Da allora nessuno ha mai accettato la sua eredità. Non l’impresario delle onoranze funebri che nel suo “testamento” lasciato disseminato in fotocopie sul luogo del delitto nominava erede, in cambio di un funerale con cremazione, e della inumazione al cimitero, accanto alla madre. Non il figlio, avuto dalla moglie divorziata, nè i parenti prossimi. Tutti - risulta - hanno voluto formalizzare la rinuncia all’eredità. Ovvero ad una parte della vecchia palazzina di via Perossaro, peraltro gravata dalla necessità di risarcire i parenti della donna assassinata, e dai danni provocati ai due alloggi, quello della stessa famiglia e quello di una coppia di fratelli che fortunatamente abitano altrove, ma che su quell'immobile facevano i conti per sistemare la loro vita.

Come avevamo già riferito, il Comune aveva chiesto un preventivo per un funerale “minimale”, senza la cremazione richiesta nel testamento scritto dal Guerzoni. Il tentativo non ha condotto a nulla. Nè si è potuta percorrere la disponibilità della parrocchia per una inumazione semplice, in forza di quelle “disposizioni testamentarie” che nessuno ha il coraggio di by-passare. Risultato: sono passati otto mesi. E l’ignavia dei vivi lascia i morti in un frigo.

Che, per assurdo, potrebbe però avere costi anche superiori a quelli della cremazione. (ase)

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