«Crollo Meta, Preti non ha alcuna colpa»
Depositata la sentenza che assolve l’imprenditore: «Fece quello che gli impose il Comune e i lavori “abusivi” li poteva fare»
SAN FELICE. «Preti Paolo ha, con diligenza e prudenza, osservato le prescrizioni elencate dall’amministrazione comunale, ha cioè depositato un certificato di agibilità provvisorio redatto da un tecnico abilitato, che poteva essere, sulla base del predetto documento, anche un geometra, ed ha, quindi, riavviato l’attività produttiva consentendo ai propri dipendenti l’accesso allo stabilimento. La condotta del Preti è stata, dunque, posta in essere nella consapevolezza di osservare le prescrizioni dell’autorità competente, confidando nel pieno rispetto della normativa di settore da parte della stessa amministrazione comunale».
Sono le parole della sentenza con la quale il giudice delle indagini preliminari, Eleonora Pirillo, ha assolto l’imprenditore titolare della Meta, Paolo Preti, dall’accusa di omicidio colposo plurimo e abuso edilizio, in relazione alla tragedia-sisma del 29 maggio 2012, che costò la vita all’ingegner Gianni Bignardi e agli operai Kuman Pawan e Mohamed Azarg, nel crollo dello stabilimento che era appena stato riaperto, dopo la scossa del 20 maggio.
La sentenza è stata depositata in questi giorni: l’8 luglio, al termine delle tre udienze preliminari, il giudice aveva “spaccato” il fronte delle imputazioni. Rinviando a giudizio il sindaco di San Felice, Silvestri, il capo dell’Ufficio tecnico, Castellazzi, e il geometra cui Preti si era affidato, Terrieri.
In un’ottica ampia, la sentenza in sè rappresenta un ulteriore passo verso il “tramonto giudiziario” del terremoto: fa cioè seguito alla raffica di archiviazioni, assoluzioni e giustificazioni che hanno accompagnato lo sviluppo investigativo delle tragedie e del dolore della Bassa.
In questa specifica sentenza, il giudice ricostruisce la prospettiva degli eventi come l’ha vissuta Preti, stimato imprenditore sanfeliciano. Concludendo in sostanza che «gli elementi acquisiti in sede di indagini preliminari risultano assolutamente insufficienti, certamente inidonei a sostenere l’accusa in giudizio quanto alla sussistenza dell’elemento soggettivo del reato contestato all'imputato». Nessun dolo e nessuna colpa, insomma.
Anche su un aspetto che pareva assodato: l’avere effettuato abusivamente, senza alcun progetto o alcun vaglio tecnico, opere di consolidamento dello stabilimento, dopo le scosse del 20.
Si ricorderà che Preti nell’interrogatorio ha spiegato di avere incontrato l’ingegner Papazzoni, che gli aveva dato dopo il giorno 20 alcune indicazioni verbali, salvo poi rendersi irreperibile. Così, con l’aiuto dei figli, Preti aveva eseguito “in proprio” opere di consolidamento, chiamando poi a cose fatte il Terrieri, per presentare la documentazione richiesta dal Comune: «Era estremamente difficile - lo giustifica il giudice - reperire figure professionali che potessero fornire consulenze sulla sicurezza degli edifici. Paolo Preti, avendo competenze tecniche nel settore, in considerazione del tipo di attività svolta in Meta - la meccanica di precisione - decideva di fare egli stesso dei disegni tecnici per realizzare le strutture di supporto delle travi suggerite da Papazzoni».
«Quindi, nei giorni successivi, con l’aiuto dei figli, decideva di realizzare l’intervento suggerito da Papazzoni, riguardante l’allungamento degli appoggi delle travi sui pilastri. Acquistava, quindi il materiale, e mercoledì e giovedì eseguiva i lavori, consistenti nella realizzazione e installazione di appoggi realizzati con travi metalliche che avrebbero dovuto affiancare i pilastri per aumentare la mensola di appoggio. Il lavoro veniva eseguito da Preti e dai figli e non veniva consentito a nessuno di fare ingresso nel capannone. Inoltre, come riferito nell’interrogatorio, realizzava un numero superiore di appoggi, rispetto a quello suggerito da Papazzoni, proprio per rendere il capannone ancora più sicuro». E così, consegnata la pratica in Comune dal Terrieri, il 28 la fabbrica aveva riaperto. E il 29, per verificare effettivamente la situazione, Terrieri aveva chiamato l’ingegnere strutturista di Mirandola, Bignardi, mentre al lavoro c’erano già una ventina di persone.
Per il giudice tuttavia erano state adottate buone misure di sicurezza, come le porte aperte. «È da precisare come secondo l’informativa dell’Asl - chiosa la sentenza - non sono state riscontrate, al momento del crollo, violazioni della normativa sulla sicurezza dei lavoratori».
Quanto al presunto abuso edilizio, «la circostanza che i lavori di consolidamento delle travi attraverso il posizionamento di pilastri sia avvenuta sulla base di un disegno tecnico redatto personalmente dal Preti e che gli stessi siano stati realizzati da lui e da componenti della sua famiglia non integra alcun profilo di colpa. Non esisteva alcuna prescrizione che imponeva l'esecuzione dei lavori da parte di ditte specializzate o dotate di peculiari caratteristiche; nel caso di specie Preti aveva le competenze tecniche per realizzare quei pilastri, tanto che i pilastri hanno resistito alla violenta scossa sismica, evitando il crollo delle travi. Si è trattato, quindi di opere, ben realizzate, come peraltro attestato dal geometra Terrieri che rilasciava il documento di agibilità, seppure provvisorio».
Di qui il proscioglimento. Sul quale ora la Procura - dottor Guerzoni - sta vagliando l’eventuale ricorso in Cassazione.
Alberto Setti
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