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Impiegata del Comune di Bomporto a processo per peculato

Impiegata del Comune di Bomporto a processo per peculato

Pagamenti anomali all’associazione ricreativa presieduta dal marito Sospesa per 4 mesi, è tornata in servizio. Ieri prime testimonianze in Tribunale

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BOMPORTO.

Una dipendente del Comune di Bomporto rinviata a giudizio per il reato di peculato.

Ovvero per aver fatto scomparire alcune migliaia di euro del Comune, secondo gli investigatori della Finanza destinate all’associazione di cui era presidente il marito.

È in questi termini il processo penale che si è aperto ieri in Tribunale a Modena. Sfogo giudiziario di una vicenda che in municipio è stata a lungo tenuta “riservata”, nonostante l’impiegata in questione sia stata già sospesa dal servizio per quattro mesi, e momentaneamente spostata in un ufficio diverso.

L’accusa che richiama il reato di peculato è pesante: «Avendo la disponibilità di denaro in ragione della sua qualità di dipendente del Comune di Bomporto, deputata alla disciplina del commercio fisso ed ambulante e all’organizzazione di manifestazioni pubbliche sul territorio, con azione reiterate negli anni 2011, 2012 e 2013 si appropriava della somma complessiva di euro 2150», recita nella sostanza il capo di imputazione.

L’impiegata è una conosciuta 50enne che abita a San Prospero. E che oggi - dopo alcuni mesi trascorsi all’ufficio Anagrafe del Comune - è tornata alle mansioni che le risultano più proprie, presso un ufficio economico dell’Unione dei Comuni di cui Bomporto fa parte. Per quanto riguarda l’aspetto amministrativo, ha già scontato la sua pena, con il procedimento disciplinare di sospensione.

Ma il Comune ha dovuto giocoforza trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica, che a seguito delle indagini della Guardia di Finanza ha ritenuto di esercitare l’azione penale. Titolare delle indagini il pm Pasquale Mazzei: un anno fa ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio per il processo che di fatto è cominciato ieri, con la raccolta delle prime testimonianze. Nello specifico del segretario comunale, dottoressa Alessandra Rivi, che ha istruito tutta l’inchiesta amministrativa e ha seguito il procedimento disciplinare. Rivi ha ripercorso tutta la vicenda, nei dettagli. Da quando, a novembre del 2013, l’ufficio ragioneria si era accorto di pagamenti incongrui (9.200 euro) all’associazione di cui è presidente il marito dell’imputata, per servizi nell’ambito della fiera. Agli atti, risultava infatti un dispositivo del Comune che stanziava 2700 euro all’associazione “La compagnia dei Guasti”, per alcuni servizi durante la Fiera.

Ne era nato così un accertamento che aveva messo in luce ombre e inadeguatezze procedurali, specie per atti che andavano dall’ottobre 2012 al luglio del 2013. Per replicare alle contestazioni, l’impiegata ha tra l’altro prodotto cinque “ricevute”, dalle quali doveva risultare - a suo dire - che qualcuno quei soldi li aveva effettivamente incassati.

Ma durante le indagini è stato evidenziato come le ricevute - risalenti al periodo stesso della contestazione - fossero state battute con la stessa macchina da scrivere e soprattutto che i destinatari non ne fossero a conoscenza. Circostanze che hanno così aggravato la situazione.

Ieri in tribunale hanno infatti testimoniato altre persone, che hanno confermato l’inconsistenza degli atti prodotti dall’imputata nel tentativo - durante il procedimento disciplinare - di giustificare quelle uscite. Ovvero ricevute che avrebbero dovuto documentare l’avvenuto incasso di cifre. I testimoni hanno smentito, ora negando di avere mai ricevuto i soldi, ora di avere firmato atti in bianco dopo richieste evasive, ora di avere ricevuto i soldi da altri enti, e non dal Comune o dall’imputata.

L’udienza davanti al collegio presieduto dalla dottoressa Marvasi è stata rinviata a febbraio. L’imputata è difesa dall’avvocato Maria Teresa Cornicello, che in questa fase chiede discrezione, non essendo stati ancora ascoltati i testimoni e gli elementi probatori a favore della sua assistita.

Il Comune a sua volta si è costituito parte civile, con l’avvocato Luca Scaglione.

Alberto Setti

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