«Presidente, non si scordi di noi»
Accorata lettera di Campi a Gentiloni: «L’Appennino è una risorsa»
FIUMALBO. Un’appassionata (e anche poetica) lettera indirizzata al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, per sensibilizzarlo sulla necessità di sostegno ai piccoli comuni di montagna, per non morire. L’ha scritta il sindaco di Fiumalbo Mirto Campi, con molti passaggi intensi.
«Mi sento veramente in dovere di suggerirle, fra i molteplici impegni gravosi che dovrà seguire, di pensare anche a noi “Comuni Appenninici” non solo come una calamità, bensì come veicolo economico per l’intero paese», premette Campi, sottolineando che «chi le scrive non è solo il sindaco di Fiumalbo: è una comunità intera». Ricordando che l’Appennino ha dato i natali, fra gli altri, a Enzo Biagi, Campi rivendica la nobiltà dei luoghi: «La sfida odierna - rimarca - è quella di condurre qui, come in tutti i comuni appenninici, persone di buonsenso che amino i vicoli, il campanile, il silenzio della mezzanotte e il vociare del torrente, perché nessun paese è morto». Ma ormai si è sull’orlo del baratro: «Ora stiamo agonizzando - avverte - c’è chi resiste, per scelta o necessità. Ma ormai siamo in pochi». Da qui l’accorato appello: «Non fateci diventare borghi abbandonati. Siamo luoghi che aspettano di essere rivalutati, visitati, ricordati. Per non essere uccisi due volte». «Qui l’Italia è cresciuta. Faccia conoscere questa Italia anche semplicemente attraverso i suoi discorsi: ne parli con i suoi ministri». Quindi la richiesta di un impegno concreto da Roma: «I comuni appenninici hanno bisogno del vostro aiuto: non possiamo pagare le tasse come nelle grandi città. Abbiamo bisogno di politica e politici che possiedano una visione mondiale e locale: vedere, nello stesso tempo, le problematiche di una vallata come quelle di una nazione. Ci vuole la politica istituzionale, ma che non sia l’ennesima illusione. Abbiamo bisogno di maggiori attenzioni perché siamo fragili: siamo costruiti dal vento che soffia nei vicoli, dai vecchi che sbirciano dalle finestre, dal freddo che conosciamo bene, dall’acqua che difendiamo, dalle tradizioni che perpetriamo. Ma siamo gli ultimi, inesorabilmente». E il finale di nuovo diretto a Gentiloni: «Mi sono permesso questa lettera - chiosa Campi - perché, credo, nessun altro sindaco, importante o meno, l’avrebbe scritta. Le assicuro, Presidente del Consiglio, che davvero noi comuni appenninici siamo una risorsa: non lasciateci morire così. Ascolti gli ultimi, Presidente del Consiglio».
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