Vescovo e agricoltori a cena nel nome di Sant’Antonio
La chiesa di Sant'Agata di Cibeno era assiepata dai fedeli, martedì sera, in occasione del rito officiato dal vescovo Francesco Cavina per la festività di Sant'Antonio Abate. Un'iniziativa fortemente...
La chiesa di Sant'Agata di Cibeno era assiepata dai fedeli, martedì sera, in occasione del rito officiato dal vescovo Francesco Cavina per la festività di Sant'Antonio Abate. Un'iniziativa fortemente desiderata sia dal vescovo, sia da parte di Confagricoltura.
Tra sacro e profano, la tradizione si è affievolita, ma non si è perduta: per questo la Diocesi ha deciso di darle nuovo impulso tramite la celebrazione di una messa e, a seguire, un incontro conviviale.
«Questa è la prima volta che organizziamo un evento di questo tipo insieme a una diocesi - racconta Eugenia Bergamaschi, presidente di Confagricoltura – un'esperienza che ripeteremo: in campagna, il Santo è ancora molto amato». Nel corso della funzione religiosa, Cavina ha ricordato il tempo in cui l'abate si ritirò nel deserto, vivendo in armonia con gli animali, anche feroci, che lì lo circondavano. «In ogni momento di dubbio, egli è sempre rimasto legato a Cristo, con dignità - ha affermato nell’omelia - la stessa che siamo invitati a perseguire nei confronti di noi stessi, della famiglia, del lavoro». Felice per la risposta partecipe dei fedeli all’iniziativa, Cavina ha dunque sottolineato come l'agricoltura vada sostenuta, aiutata. E un aiuto ricevuto, insperato, è quello per il quale non finiscono di essere grati i fratelli Golinelli, titolari dell’omonima azienda agricola: Guglielmo e Gregorio, lo scorso dicembre, avevano subìto il furto di quattro trattori, un rimorchio e un furgone. «Abbiamo un debito con qualche santo - spiegano - forse proprio nei confronti di Sant’Antonio, protettore degli allevatori: abbiamo ritrovato la merce rubata e i ladri sono stati assicurati alla giustizia. Qualcuno, in alto, ci ha voluto bene. Oggi, chiediamo che Sant’Antonio vegli sul nostro allevamento, sui nostri animali e sulla nostra attività, sperando che il futuro possa essere migliore».
Una festività dal forte senso identitario, tanto che non vi è chi nelle proprie stalle non abbia una statuetta del santo fissata al muro. Gli anziani, soprattutto, si confermano depositari della tradizione. Lo conferma Maria Luisa Caselli, presidente di Confagricoltura. «I riti contadini piacciono - ha affermato - per questo abbiamo voluto allargare la serata alle associazioni di volontariato, coinvolgendo Anziani in Rete: se ancora tante memorie sono mantenute vive, è merito degli anziani che a torto, spesso, vengono dimenticati».
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