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rischi di abusi

Cgil denuncia le distorsioni delle dimissioni telematiche

Dal marzo scorso è entrata in vigore la nuova procedura di dimissioni telematiche dal lavoro con l'obiettivo di evitare le cosiddette dimissioni in bianco. «Purtroppo - dice Filcams Cgil - a 10 mesi...

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Dal marzo scorso è entrata in vigore la nuova procedura di dimissioni telematiche dal lavoro con l'obiettivo di evitare le cosiddette dimissioni in bianco. «Purtroppo - dice Filcams Cgil - a 10 mesi di distanza dobbiamo registrare che tale procedura non sta dando i risultati voluti. Agli sportelli di Filcams/Cgil di Modena in questo lasso di tempo si sono rivolti circa 1.100 lavoratori per attivare la procedura. È un dato enorme e sconcertante. La prima cosa che registriamo - proseguono i sindacalisti - è che in molti casi non vengono rispettate norme basilari come il periodo di preavviso contrattuale e ciò può creare significativi danni economici ai lavoratori. Il sindacato ha potuto appurare una certa dose di situazioni nelle quali le dimissioni vengono rassegnate su indicazione del datore di lavoro, magari a fronte della promessa di una nuova assunzione o di agevolazioni nella ricerca di un nuovo posto di lavoro senza la “macchia” di un licenziamento. Il caso più eclatante quando 13 lavoratori di un pubblico esercizio del centro di Modena sono venuti presso gli uffici della Filcams/Cgil a rassegnare le dimissioni su indicazione della proprietà, a fronte della prevista chiusura a fine anno e la promessa di riassunzione in una nuova società. A nulla sono valsi i tentativi di far desistere i lavoratori.Ora un caso in cui a un lavoratore al momento dell'assunzione è stato fatto sottoscrivere un mandato di assistenza presso un consulente del lavoro per la comunicazione on line delle dimissioni. Questa può, a tutti gli effetti, configurarsi come una nuova modalità di dimissioni in bianco. Proprio per contrastare queste degenerazioni Cgil ha proposto un disegno di legge popolare sulla “Carta dei diritti universali del lavoro” e due referendum abrogativi (voucher e appalti), oltre al referendum sull'art.18 non ammesso dalla Corte».

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