Processo Meta, si parte dal reato di falso
SAN FELICE. Si è aperto ieri a Modena, con una udienza di smistamento, il processo che vede imputati per falso e omicidio colposo plurimo il sindaco di San Felice, Alberto Silvestri e il capo dell’uff...
SAN FELICE. Si è aperto ieri a Modena, con una udienza di smistamento, il processo che vede imputati per falso e omicidio colposo plurimo il sindaco di San Felice, Alberto Silvestri e il capo dell’ufficio tecnico Daniele Castellazzi. Imputato anche per l’omicidio colposo plurimo il geometra Claudio Terrieri, che era stato chiamato dai titolari della Meta per presentare una pratica di riapertura della fabbrica, dopo che gli stessi titolari avevano già effettuato lavori di - presunta - messa in sicurezza. Il 29 maggio 2012, invece, ci fu il crollo, con la morte di due operai richiamati al lavoro e dell’ingegner Bignardi.
Ieri davanti al giudice, dottor Truppa, le prime novità. Ovvero la presenza in aula dell’ex sindaco di Modena, Giorgio Pighi, quale nuovo e aggiunto difensore di Silvestri e Castellazzi, che hanno “raddoppiato” la difesa, già affidata all’avvocato Mariani.
Presenti anche i legali delle parti civili, mentre i famigliari delle vittime e gli imputati non erano presenti.
Il giudice, ammettendo i testimoni indicati dalle parti, ha deciso di fissare udienze non alle “calende greche” (il processo rischia la prescrizione), ma in tempi ragionevolmente vicini, e soprattutto con udienze straordinarie destinate solo a questa vicenda, raggruppando i testimoni per temi.
Così a maggio, nella prima udienza dibattimentale, saranno sentiti tutti i protagonisti della vicenda che riguarda sindaco e tecnico, quella del gravissimo falso loro addebitato. Ovvero - dopo la tragedia dei morti e i propositi di giustizia che si erano scatenati - l’aver rimosso dalla cartella tecnica della ditta Meta il dispositivo del Comune che consentiva la riapertura degli stabilimenti con una certa faciloneria, sostituendolo con un atto che invece richiedeva prescrizioni più rigorose, in modo da “deresponsabilizzare” il Comune da quanto accaduto, scaricando eventuali responsabilità sul tecnico di parte della ditta. Per comprendere l’accaduto saranno sentiti gli investigatori dei carabinieri e i dipendenti del Comune per le mani dei quali non poteva non essere passato il documento la cui paternità sindaco e tecnico, interrogati a suo tempo dal Gup, hanno già provato a scaricare su altri. Qualcuno deve pur averlo scritto e scelto, visto che c’è.
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