Gazzetta di Modena

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MAXI-PROCESSO SU MAZZETTE E APPALTI A CASTELFRANCO E CARPI

«Rispoli innocente: è vittima del rancore di un impresario»

di Carlo Gregori
«Rispoli innocente: è vittima del rancore di un impresario»

La difesa dell’ex capo Ufficio Tecnico e di Prisciandaro: non esistono prove di accordi sottobanco né di gare turbate

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CASTELFRANCO. L’architetto Nicola Rispoli non è un concussore, non è neppure il capo (o “demiurgo”, come definito inizialmente) di una gang di imprese di opere pubbliche che faceva ruotare nelle assegnazioni di lavori la Comune di Castelfranco in cambio di mazzette. È solo un dirigente pignolo vittima di una vendetta tanto cieca quanto brutale di un imprenditore stretto tra l’incudine di piccoli lavori da fare in fretta a basso costo e il martello dei pagamenti lentissimi del Comune. Era l’uomo giusto con il quale prendersela contro il Comune. Quell’accusatore è lo stesso che ce l’aveva con un altro imprenditore ora imputato perché, a suo dire, gli “soffiava” lavori e compensi. Questa la cornice inedita ricostruita ieri davanti al giudici del Secondo Collegio dall’avvocato Cosimo Zaccaria che difende l’ex capo dell’Ufficio tecnico ritenuto l’autore di un clamoroso caso di mazzette in Comune, parallelo a quello del suo “corrispettivo” al Comune di Carpi (per accuse analoghe), il geometra Marco Prisciandaro. L’imprenditore infuriato che rovina chi (così crede) lo ha rovinato: è una ricostruzione completamente nuova, quella esposta con una analisi stringente punto su punto dalla difesa di Rispoli. Non ci sono ammanchi o extra sui suoi conti, non ci sono prove o tracce di contante “in nero”, non ci sono neppure cifre consistenti, ha concluso Zaccaria, controbattendo ai 26mila euro di mazzette indicati dall’accusa, il pm Francesca Graziano. Ci sono intercettazioni di un terzo imprenditore, imputato, ma questi, spiega Zaccaria, è un millantatore bugiardo che si vanta di tenere tutti in pugno, compreso il Comune di Parma, e che poi quando finisce nei guai mostra la preoccupazione di un fanfarone alle strette. Per questi motivi, Zaccaria ha chiesto l’assoluzione di Rispoli “perché il fatto non sussiste”, quando l’accusa aveva chiesto per lui 6 anni di carcere.

L’avvocato Marco Pellegrini ha poi scandagliato nel dettaglio le accuse di consussione contro l’architetto sostenendo che mancano precisi riscontri esterni nella documentazione e nelle testimonianze: secondo lui, è così smentito il racconto del presunto concusso, un imprenditore modenese anche lui accusatore di Rispoli.

La richiesta di assoluzione avanzata dall’avvocato Manfredo Termanini per Marco Priscindaro - il tecnico dei Lavori pubblici del Comune di Carpi per il quale l’accusa ha chiesto 3 anni e mezzo di carcere - si è basata sulla constatazione che non esistono prove di passaggio di soldi, neanche depositi anomali sul suo conto. L’imputazione contro di lui riguarda appalti per la segnaletica: una gara del dicembre 2011 è considerata dalla Procura come “turbata”. «Non c’è stata alcuna turbativa, nè c’è stato un accordo corruttivo sottostante tra Prisciandaro e l’azienda - ha detto l’avvocato Termanini - non c’è stato nessun accordo con le ditte». La difesa ha sottolineato come il passato di Prisciandaro sia irreprensibile. L’accusa è sorta durante le indagini su Castelfranco: nelle intercettazioni si parlava di gare d’appalto a Carpi e da qui, secondo Termanini, è nata un’ipotesi investigativa: ciò che accadeva a Castelfranco avveniva a Carpi; di qui il teorema del 5% con le ditte avvantaggiate a rotazione.

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