Gazzetta di Modena

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Un programma per garantire la sicurezza

di Daniele Montanari
Un programma per garantire la sicurezza

Pavullo. Si chiama 7 Steps e l’ha ideato il professor Marassi: «Risolve i problemi della comunità»

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PAVULLO. Un metodo scientifico per aiutare a comporre i dissidi in una comunità e affrontare problematiche che creano allarme. Lo ha elaborato il professor Federico Marassi, storico docente (specializzato nel supporto agli studenti con difficoltà nell’apprendimento) dell’istituto Marconi di Pavullo che ha lasciato lo scorso anno per una promozione a Modena, dove lavora sempre nell’ambito dell’inclusione sociale per conto del Ministero. Ma Pavullo gli è rimasto nel cuore, per questo ha presentato qui ieri il metodo “7 Steps” pubblicato a fine dicembre in formato digitale e consultabile su Google Play. Nell’occasione, ha voluto al suo fianco figure con cui si è costantemente confrontato durante la stesura, come il comandante della Pm Frignano Stefano Ante e quello della Polstrada Marco Fusaro, ma anche don Andrea Gianelli, originario di Gaiato ma che con Marassi ha collaborato anche a Modena da parroco di San Giovanni Evangelista dando vita a uno speciale centro educativo per minori stranieri. Il “7 Steps” (dedicato a figure importanti per il Marconi come i compianti Antonio Parenti e Paola Pignatari) è frutto di un master in Criminologia e Sicurezza seguito da Marassi alla Sapienza di Roma, ed è al servizio di qualsiasi gruppo di cittadini segnati da una problematica sociale: dall’allarme sicurezza su un parco, al disturbo arrecato da un nuovo negozio etnico, alle stesse questioni condominiali e così via. È già stato applicato in via sperimentale anche a Pavullo, su tematiche sociali giovanili, e con ottimo riscontro. Obiettivo, analizzare ciò che sta succedendo in modo chiaro e documentato, senza farsi prendere dal pathos, per trovare una soluzione attorno a un tavolo. I sette passi del titolo sono: valutazione del fatto chiamando anche in riunione le persone, stesura di un piano di ricerca, accurata verifica delle fonti, raccolta dati, elaborazione grafica, interpretazione del quadro alla luce di una casistica e da ultimo confronto attorno a un tavolo tra lo stato iniziale delle cose e quello a fine indagine.

«È un metodo che fa perno sul concetto di sicurezza partecipata - ha sottolineato Marassi – aiutando le persone a denunciare un problema, circoscriverlo e quindi risolverlo». «È un po’ quello che le forze dell’ordine fanno con la “composizione di privato dissidio” prevista dal Tulps – ha ricordato Fusaro – ma con un approccio scientifico e un coinvolgimento non singolo ma comunitario. Aiuta anche noi, perché spinge i cittadini a segnalarci le cose». «È un classico approccio di polizia di prossimità – ha chiosato Ante – e non posso non salutarlo con favore. È una metodologia preziosa per riportare un fenomeno entro gli argini dialogando, in un’epoca dove spesso si pensa che abbia ragione chi urla di più».

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