Sgarbi: «Il terremoto della Bassa è dimenticato»
Mirandola. Il critico ospite a Villa Fondo Tagliata: sarà anche all’inaugurazione del Duomo di Carpi
MIRANDOLA. «Il terremoto che voi avete vissuto è tra quelli evaporati più facilmente dalla memoria». Ha esordito così il critico d’arte Vittorio Sgarbi, in una standing ovation di applausi, a Villa Fondo Tagliata, giovedì sera, durante un incontro organizzato da Lions e Rotary. Titolo eloquente dell’appuntamento “Le opere danneggiate dal sisma”: Sgarbi ha scorso in rassegna una serie di immagini raffiguranti le opere e i monumenti principali in edifici gravemente colpiti dalle scosse, come la chiesa del Gesù e il Municipio di Mirandola.
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Prima ancora Sgarbi ha speso elogi verso Francesco Cavina, vescovo della diocesi di Carpi, che comprende molti paesi della Bassa. «Ho incontrato più volte il vescovo Cavina al ristorante L’ambasciata di Quistello - ha rivelato Sgarbi - e tutte le volte in cui ci siamo parlati è emerso il suo amore profondo per la sua chiesa. È stato il vescovo più appassionato, con ansia e tormento del terremoto: Cavina sentiva un’inerzia di Stato nei confronti delle opere religiose e ha cercato di fare il possibile per sbloccare il passo. Così, il 25 marzo si terrà a Carpi un evento cruciale: l’inaugurazione del Duomo di Carpi. Cavina mi ha chiesto di partecipare e io verrò volentieri».
Il critico d’arte ha poi espresso il suo parere sul terremoto del 2012. «Questo sisma è tra i più dimenticati e questo non è necessariamente un cattivo segno: significa che quello stato di provvisorietà che si respira in altre zone d’Italia qui non c’è -ha proseguito Sgarbi -. Il terremoto emiliano tende a non lasciare memoria di sè. Questo perché gli imprenditori e, più in generale, i cittadini si sono rimboccati le maniche e hanno rimesso in piedi case e imprese. Voi non perdete tempo a lamentarvi ma fate in modo che le cose vengano fatte, che i problemi si risolvano - aggiunto il professore, lodando, così la tenacia della Bassa -. Mancano, però, le opere pubbliche e qui ci si scontra con la burocrazia. Si spera, quindi, che si venga a Concordia, Mirandola e Carpi perché vengano svelati ai nostri occhi che cosa manca da fare. “Aprire gli occhi” sarà il titolo del mio prossimo libro».
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