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Fratelli d'Italia: «Profughi, chi controlla cosa fa Caleidos a Modena?»

Fratelli d'Italia: «Profughi, chi controlla cosa fa Caleidos a Modena?»

Una delegazione di Fratelli d’Italia visita la Residenza di via delle Costellazioni dove sono ospitati più di 200 "richiedenti asilo" affidati alla cooperativa Caleidos e scopre che gli “ospiti” non sono seguiti nel week end. «Ma la coop prende 15 milioni e ha l'obbligo contrattuale di seguire quegli immigrati sette giorni su sette. Inoltre sono lì da due anni e non sanno parlare neppure un italiano elementare, fanno i corsi?» Il partito propone una legge che cambi subito le norme emergenziali che permettono ad associazioni e cooperative di appaltare i rifugiati senza rendere conto a nessuno delle spese: "E' un atto di trasparenza. Oggi troppi speculano e si arricchiscono con gli immigrati"

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MODENA. Quel palazzone di via delle Costellazioni chiamato “Residenza universitaria” ospita pochi studenti, ormai. Ci vivono tanti single e famiglie, gente seguita dai servizi sociali e soprattutto più di 200 profughi (quasi tutti africani) richiedenti asilo seguiti dalla Coop Caleidos.

Il palazzone è stato visitato ieri mattina da una delegazione di Fratelli d’Italia che comprendeva il coordinatore provinciale Michele Barcaiuolo, il consigliere regionale Tommaso Foti e il coordinatore esecutivo nazionale Giovanni Donzelli.

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Un controllo informale lungo i tredici piani del palazzone che hanno portato ad alcune considerazioni: il palazzo è pulito e ben tenuto, gli immigrati hanno alloggi piccoli ma dotati di comfort, non ci sono vistosi problemi interni al condominio. Insomma tutto bene? Foti e gli altri esponenti del partito di centro-destra hanno scoperto che Caleidos (passata poco prima del loro arrivo) in realtà non è presente né sabato né domenica. Lo hanno confermato i profughi. Non c’è portierato, non c’è assistenza immediata. Inoltre i profughi non parano italiano pur spiegando in inglese o francese che sono in Italia da due anni.

«Eppure la cura 7 giorni su 7 e H24, i corsi di italiano elementare e l’assistenza di uno psicologo e tanto altro fanno parte degli obblighi contrattuali della coop con la Prefettura - spiega Foti - com’è possibile che nessuno controlli? Chiedo al prefetto di Modena di istituire ispezioni per monitorare cosa succede e come vengono spesi i soldi pubblici».

Non si tratta di una polemica ma di un ragionamento che Foti, Barcaiuolo e Donzelli fanno all’interno di un incontro tenuto poco dopo dedicato alla proposta di legge di FdI per obbligare associazioni e coop assegnatarie di denaro pubblico per i richiedenti asilo di presentare documentazione delle spese.

«Oggi manca ogni rendiconto - spiega Donzelli spiegando la proposta di legge alla luce del caso Modena - se un privato ottiene soldi per appalti o forniture pubbliche deve presentare una lunga lista di documenti. Per i soldi dell’emergenza profughi nata nel 2013 no. Neanche un pezzo di carta». Il motivo, spiega Foti, è legato alla legge invocata per le assegnazioni-lampo. È un codicillo nella legge emergenziale del 1995 che doveva far fronte all’arrivo degli albanesi a Bari. Dono passati 22 anni ma il codicillo è più vivo che mai.

«Il punto è che siamo in pieno boom di profughi assegnati - spiega Donzelli mostrando i dati del governo aggiornati a ottobre - gestire i profughi è un business senza controlli. Non si deve rispondere a nessuno e, a quanto ci consta, il Viminale non controlla l’operato delle prefetture. I 1036 profughi di  Caleidos fruttano 39,56 euro ciascuno per 365 giorni all’anno. Per i profughi a Modena e provincia lo Stato dà 18 milioni all’anno. Caleidos è una coop che costa 15 milioni all’anno e non deve rendere conto a nessuno. Noi chiediamo di cambiare la legge. L’aiuto ai profughi non deve essere un affare. Ogni spesa deve essere giustificata tenendo fermo un 10% di profitto». (c.g.)

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