Da Modena all'hotel Rigopiano per aiutare: «Una gioia immensa salvare quelle vite»
Il vigile del fuoco Tiziano Grandi all’hotel Rigopiano: «Si sentono altri rumori, c’è speranza di trovare ancora persone vive»
Tiziano Grandi era lì, a pochi metri da quel tunnel della speranza da cui i sopravvissuti dell’hotel Rigopiano sono stati recuperati, grazie allo sforzo dei vigili del fuoco. Anche Tiziano è uno di loro. Ma lui è partito venerdì da Modena, assieme a Renato Loschi, con un compito particolare, ma non meno importante: coordinare i rapporti con la stampa.
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«Poi non è che mentre sei qua stai solo a guardare, si dà una mano», racconta al telefono durante una pausa.
Tiziano ripercorre la notte tra venerdì e sabato, quando altre quattro persone sono state estratte vive da quel cumulo di neve e macerie che fino a pochi giorni fa era l’hotel Rigopiano: «Non lo nascondo, si prova una soddisfazione enorme nel veder premiato uno sforzo immane. Una gioia che diventa doppia per i colleghi che da ore erano in contatto con i superstiti, con cui avevano creato un rapporto umano».
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E quando salvatori e salvati hanno potuto finalmente associare un volto a quelle che prima erano solo voci, la speranza si è tramutata in realtà: «Anche perché tre delle quattro persone estratte erano quasi illese, quindi collaborative e addirittura si sono arrampicate da sole su per il tunnel».
Speranze che sono diventate realtà, altre per cui si sta ancora lottando: «Stanno continuando a lavorare, ci sono segnali di altre persone vive. Si sentono rumori».
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Che poi poca importa che si sentano o no, perché i vigili del fuoco non si fermano: «Noi lavoriamo sempre, con l’unico obiettivo di recuperarli vivi». In condizioni difficilissime: «L’albergo è sepolto da un metro di neve, poi si inizia con le macerie perché la struttura è crollata a causa della slavina. E se la viabilità è buona fino a Penne, per raggiungere l’hotel si percorre una stradina stretta, che era coperta da tre metri di neve; ora è transitabile a senso unico alternato. Poi a trecento metri dall’albergo inizia la slavina e quindi serve o il gatto delle nevi o il cingolato».
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La macchina dei soccorsi in azione è immensa: «In questo momento al lavoro ci sono un centinaio di persone tra vigili del fuoco, uomini del Soccorso alpino, medici, poliziotti, carabinieri e Guardia di finanza. E poi c’è la strumentazione: prima i cani per sentire se si percepiscono rumori, poi un apparecchio per captare i cellulari e la testa di serpente, una microcamera in grado di scendere fino a quattro metri nelle macerie».
Mentre parla, Tiziano è al centro operativo di Penne, ai piedi del Gran Sasso. Ha riposato per due ore in mattinata dopo la notte di lavoro, poi si è rimesso in servizio. Così fino a venerdì.
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«Ma non scrivere il mio nome - si raccomanda -, è tutto il corpo dei vigili del fuoco al lavoro». Ci perdonerà.
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