Fisco facile, prestazioni occasionali: i limiti
Non devono superare i 30 giorni e i 5mila euro lordi annui di compenso. Gli obblighi e le esenzioni
La prestazione occasionale risulta essere un sistema di lavoro particolarmente apprezzato dai giovani o da coloro che, pur avendo già un lavoro, riescono a procurarsi guadagni extra con piccole attività.
È indicata per chi sta avviando una libera professione ma non ha ancora intenzione di aprire una partita IVA, che comporta elevati costi di gestione annuali a cui è necessario poter far fronte e, nei primi momenti dell’attività, non sempre è possibile. Quando si ha la possibilità di sfruttare le proprie doti e competenze al di fuori di un già esistente ambito lavorativo, la partita IVA sarebbe inutile, un balzello superfluo non necessario se si tratta di lavori occasionali.
Non tutti conoscono questa possibilità e, infrangendo la legge ed evadendo le tasse, preferiscono fare tutto in nero. Chi sceglie il sistema della prestazione occasionale, se vengono rispettati alcuni paletti imposti dalla legge è esentato dal pagamento delle tasse ma lavora nel rispetto delle regole e non incorre in sanzioni che, in caso di evasione fiscale, risultano piuttosto elevate.
Questa tipologia di lavoro è stata introdotta recentemente con la riforma del lavoro del 2003, attraverso la cosiddetta Legge Biagi e, affinché possa essere riconosciuta come tale, deve appunto rispettare i famosi paletti dettati per legge: 1. non dev’essere un’attività abituale; 2. dev’essere un’attività non professionale; 3. non deve svolgersi con continuità; 4. non dev’esserci una coordinazione. Detto questo, possono essere considerati lavoratori occasionali coloro che si impegnano a svolgere un’opera o un lavoro in proprio dietro corrispettivo, senza che vi sia nessuna forma di coordinazione o di subordinazione col committente. Per questo genere di collaborazione non è necessario il contratto di prestazione occasionale scritto. Questo genere di collaborazione occasionale è sottostante a un particolare regime fiscale e deve rispondere anche ad altri importanti e determinati requisiti che fanno sì che, per legge, possa essere considerata una collaborazione occasionale e non professionale: la collaborazione con uno stesso committente non può essere più lunga di trenta giorni in uno stesso anno solare, altrimenti diventa abituale e continuativa; la somma di tutti i compensi percepiti non può essere superiore ai 5000 euro lordi in uno stesso anno solare.
Va subito detto che chi si attiene ai limiti fissati per legge è esentato dal pagamento contributivo Inps: questo perché il professionista occasionale non può essere considerato né un lavoratore dipendente né un lavoratore autonomo (non raggiungendo i 5000 euro lordi all’anno non può essere considerato tale). Per questo motivo non deve nulla all’ente di previdenza sociale e non ha quindi alcun diritto all’assegno di previdenza previsto per le altre categorie. Superando il limite di 5mila euro annuali, invece, il lavoratore occasionale perde il suo status ed è costretto a iscriversi alla Gestione Separata Inps, versando quindi quanto dovuto dal regime contributivo. L’iscrizione alla gestione separata Inps non è difficile. Stando alla legge, però, chi supera i 5000 euro, è tenuto a versare i contributi solamente per la quota che eccede tale limite.
È necessario sapere che chi svolge un lavoro occasionale è tenuto a rilasciare la ricevuta di pagamento: quindi va fatta la ricevuta per la prestazione occasionale, qualunque status abbia il committente del lavoro. Va specificato che, nel caso in cui ci si trovi a svolgere un servizio per un soggetto che può essere definito sostituito d’imposta (amministratore di condominio, libero professionista, società o enti vari, imprese individuali), i compensi percepiti sono soggetti al regime di ritenuta d’acconto.
Giorgio Guandalini
dottore commercialista
revisore contabile
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