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Il dolore degli amici: «Come è possibile?»

Il dolore degli amici: «Come è possibile?»

In tanti si sono subito recati al pronto soccorso per stringersi ai genitori e portare aiuto e conforto

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In ospedale dapprima arrivano in tre: notano subito il loro amico e lo abbracciano. Nel silenzio il genitore fa segno di seguirlo, s’incamminano lungo il corridoio poi entrano nella zona del pronto soccorso dei medici e dei feriti. Il papà del piccolo deceduto li porta dalla moglie: sono i primi amici che arrivano, che sono stati raggiunti dal giro di telefonate che è rimbalzato da cellulare a cellulare nelle fase successive al dramma.

La stessa mamma ha chiamato, oltre al marito, un’amica e da qui la tragedia si è ben presto diffusa nella loro comunità, sia in quella del marito, originario della Sierra Leone, che in quella della moglie, di nazionalità ghanese.

Verso le 13.30 arriva un gruppo di persone: sono amici della mamma. «Ho parlato con il papà - dice un 35enne- ed è distrutto. Mi ha detto che il piccolo era sveglio, che era vivace, che gli ha sorriso prima che lui andasse via e che non aveva avuto problemi. Insomma andava tutto bene».

Il gruppo crea un piccolo capannello, poi tutti vengono fatti incontrare con i due genitori, che escono dalla zona interna del pronto soccorso. Sanno che il bimbo verrà esaminato dai medici e che ora, come ha detto loro una poliziotta, “bisogna andare in questura per raccontare cosa è successo”.

Samuel, un amico di famiglia: «Siamo tutti sconvolti, una tragedia inspiegabile. Chiediamo che si riesca a capire quali siano state le cause della morte del piccolo e che qualcuno ci spieghi ora cosa può accadere. Io ero in biblioteca quando ho ricevuto la telefonata e mi sono precipitato qui. Non appena avremo un quadro della situazione, come amici e come comunità faremo qualcosa per stare vicini ai nostri connazionali, per dare un aiuto concreto alla famiglia. Ma adesso è presto, aspettiamo di avere più informazioni. L’assenza di queste ci lascia ancora più nel dolore».

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