Il lunario di Tugnon compie 46 anni tra foto storiche e poesia in dialetto
SAN FELICE. Viaggia nel tempo, con 46 anni di ininterrotte edizioni alle spalle, anche la nuova versione del “Lunari ad Tugnon”. Come accade ormai da più di vent’anni, a curare le immagini è la...
SAN FELICE. Viaggia nel tempo, con 46 anni di ininterrotte edizioni alle spalle, anche la nuova versione del “Lunari ad Tugnon”.
Come accade ormai da più di vent’anni, a curare le immagini è la bottega de Il Fotografo, grazie alla ricerca instancabile di Pietro Gennari. I testi, in dialetto sanfeliciano, sono del dottor Doriano Novi, grande appassionato e grande cultore dell'idioma locale, che ne fa uno degli ultimi compositori di “sirudelle”, riesce ad interpretare e trasmettere non solo il vocabolario, ma anche lo spirito che ha sempre animato il Lunari. Fin dalla sua fondazione, avvenuta a metà del secolo scorso grazie all'opera di Mario Bozzoli, orefice e interprete eccezionale della maschera tipica sanfeliciana, quel Tugnon un po’ sbevazzone e un po’ ranaro che al mercato di Modena, a vendere le rane pescate nella Bassa, non ci arrivava mai in..., per via delle innumerevoli soste nelle osterie lungo il cammino. Figura indimenticabile, Bozzoli, così come il suo braccio destro Riccardo Pellati, anche loro ritratti in foto nel lunario 2017. Pellati era a sua volta compositore e promotore di un festival della poesia dialettale che faceva di San Felice un centro culturale conosciuto in tutta Italia. Il lunario, come ogni anno, riprende e recupera le sue struggenti e dolci poesie in dialetto, la sua attenzione stupita per le cose semplici. Le altre poesie, così come l'introduzione, le ha scritte Novi, mentre le immagini del calendario - come sempre spettacolari - sono dedicate alla bicicletta. In un mondo dove motori e automezzi sembrano soppiantare la storia, il culto e la prossimità delle due ruote al mondo che percorrono, Gennari ha recuperato scatti centenari che ritraggono biciclette colte accanto ai monumenti di una San Felice che non c'è più o non è più la stessa, come gli spazi aperti del viale che conduceva al Molino, le piazze libere da edifici e auto, occupate da pedoni e ciclisti, il castello, il convento, la Banca Popolare (San Felice 1893 è sponsor del calendario assieme a Salumificio Valpa e Bgp). Un viaggio struggente e affascinante nelle radici di una San Felice che non si rassegna all’oblio della memoria, e dei valori positivi di quella memoria. (ase)
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