Muore in braccio alla mamma sul bus
Il piccolo di due mesi non respirava più. Il papà: «Gli avevo dato un bacio in fronte prima di andare al lavoro, stava bene»
«È morto, se ne è andato. Ma non è possibile. Questa mattina mi sono alzato per andare a lavorare e sono andato nella sua cameretta. Era sveglio, mi sono chinato sul letto e gli ho dato un bacino, sulla fronte. L’ho salutato dicendo: “Il papà va fuori, va a lavorare. Dopo torno e facciamo i giochi” e lui mi ha sorriso, era contento. Cosa è successo? La sera prima era in casa, vivace, faceva i giochi con il fratellino che ha due anni e mezzo...».
In prossimità della sala d’attesa, in mezzo al corridoio tra l’accettazione e i vari ingressi dove entrano barelle ed infermieri, in mezzo al via vai di persone lui è in piedi, fermo, con lo sguardo nel vuoto rivolto in basso. Ha il cellulare in mano, aspetta che alcuni suoi amici lo chiamino. Sua moglie è già dentro, all’interno del pronto soccorso del Policlinico, con il piccolo di due mesi che è deceduto da poco.
Il papà è originario della Sierra Leone, è un operaio che lavora presso una ditta nella zona di Baggiovara e ha 38 anni. La mamma è più giovane di qualche anno ed è una cittadina ghanese: attualmente non lavora, è mamma a tempo pieno perché oltre al nuovo arrivato ha il primo figlio da accudire, un maschietto di due anni e mezzo.
Il papà è attonito, attende, trattiene le lacrime, aspetta alcuni amici per rientrare dalla moglie. «Non capiamo, non sappiamo cosa sia successo e ancora nessuno ci ha detto cosa possa essere accaduto. Un bambino sano, vivace, allegro, senza nessuna malattia, avevamo fatto le visite e i controlli - dice il papà- lui beve il latte della mamma, meglio di così...».
Ma ieri mattina, verso mezzogiorno, la classica spesa al mercato del lunedì si è trasformata in tragedia. Come ha raccontato lo stesso papà, la mamma è uscita di casa, è salita su un autobus di linea (pare il numero uno) ed è scesa alla fermata di viale Molza, quella tra la stazione delle corriere e il Novi Sad. La donna portava con sé il piccolino, legato e adagiato sulla sua schiena, nel tipico modo diffuso in tutto il continente africano, come fosse uno zainetto. La donna è scesa dall’autobus, si è incamminata verso il Novi Sad e le prime bancarelle. Pochi passi poi, come hanno riferito alcuni testimoni, alcuni presenti che erano scesi dallo stesso bus l’hanno avvicinata dicendole che il figlio forse non stava bene, aveva perso un po’ di sangue dal naso. La mamma allora lo ha portato sul davanti e ha notato che sembrava non respirasse, che non si muovesse più. La donna ha urlato, ha chiesto aiuto: i presenti hanno subito chiamato il 118 e in breve sono arrivate un’ambulanza e un’auto medica. Il medico e tutto il personale si sono prodigati a lungo, pare per circa un’ora, per farlo respirare, cercare di far ripartire il cuore del piccolo. Poi mamma e figlio sono stati portati al pronto soccorso del Policlinico, ma ormai non c’era più nulla da fare. Morte naturale, dicono i primi riscontri medici, una crisi respiratoria probabilmente causata da un rigurgito. In ogni caso verrà effettuata un’autopsia, un accertamento diagnostico per stabilire la causa del decesso. In zona stazione delle corriere la Municipale ha acquisito le immagini delle telecamere e probabilmente verranno osservati anche i filmati del bus di linea. La Procura (pm De Santis) ha disposto una indagine affidata alla squadra mobile.
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