Portico del Collegio tra negozi e caffè il salotto di Modena
Iniziato nel tardo ‘600 venne ultimato nel 1764 e fu il modello del Regolamento d’ornato in città
MODENA. Nel cuore di Modena troviamo uno dei luoghi più amati della nostra città: il portico del Collegio. Da sempre punto di ritrovo e meta della tradizionale “vasca”, il porticato conta 31 colonne di marmo, con archi eleganti ed armoniosi ed è stato progettato da Luigi Bartolomeo Avanzini. Il nome del portico deriva dalla sua appartenenza al Collegio San Carlo, la cui entrata si trova nell'omonima via. Iniziato nel tardo '600 il progetto fu terminato nel 1764 e vide l'avvicendarsi di mani importanti come quelle di Pietro Termanini e Domenico Lucenti.
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La costruzione avvenne così in molteplici fasi a cominciare dalla costruzione delle prime undici colonne partendo da via San Carlo, per poi proseguire verso corso Canalgrande ingoblando anche altri edifici. Tuttora sede di alcuni dei negozi più belli del centro, l'ideazione del portico come “centro commerciale” fu di Cesare Costa che, tra il 1842 e il 1843, disegnò cinque botteghe che vennero prese a modello per la costruzione delle seguenti in tutta la città come voleva il “Regolarmento d'Ornato” stilato nel 1864. Il modello elegante e sobrio proposto da Costa include una cornice in marmo molto lineare di forma rettangolare che contiene un'apertura ad arco ribassato che ha come unico elemento decorativo una rosta in ferro battuto. La genialità del modello in apparenza molto semplice proposto da Costa, sta nel fatto che ne aveva prevista una sequenza che andava così a creare una continuità stilistica, come una sequenza modulare, di concezione molto moderna. Il progetto piacque tanto che anni dopo venne ripreso anche sull'altro lato di via Emilia Centro nella facciata di Palazzo Gilly Cloetta.
Tra i luoghi storici che si sono avvicendati nei secoli sotto il portico, non possiamo non ricordare il “Caffè Nazionale”. Gestito dalla famiglia Sandri, vantava il privilegio di poter esporre lo stemma ducale sull’entrata, stemma che fu fatto rimuovere con l'arrivo di Napoleone. Finita l'epopea imperiale francese, la famiglia chiese di poter ricollocare lo stemma al suo posto senza tener conto che, proprio in quel periodo di moti indipendentisti, il caffè era diventato il ritrovo dei liberali e dei rivoluzionari del 1848.
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Agli inizi del '900 venne rilevato dalla famiglia Violi che lo ristrutturò completamente rendendolo un locale raffinatissimo degno dei grandi caffè viennesi e parigini. Il portico non sarebbe lo stesso e non avrebbe avuto lo stesso appeal sui modenesi se non ci fosse stato il collegio, per anni e anni luogo di formazione della Modena “bene”. In origine noto come “Collegio dei Nobili della Madre di Dio e di San Dionigi Aeropagita” ben presto, nella prima metà del '600, San Dionigi venne spodestato da San Carlo che era il protettore della congregazione che gestiva il collegio. Fondato dal conte Paolo Boschetti nel 1626, nel 1662 divenne Studio Pubblico, nel 1685 divenne Università e si avvalse di insegnanti del calibro di Lazzaro Spallanzani, Ludovico Vedriani e Bernardino Ramazzini. La decisione del duca Francesco III di rendere statale l'Università coincise con l'inizio del declino del Collegio come luogo di formazione magistrale. Al San Carlo restarono solo le scuole inferiori e superiori e dopo la rivoluzione francese, le porte del collegio dei nobili si aprirono anche ai figli della borghesia. (m.v.m.)
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