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Sassuolo: stupri, botte e sevizie: processo a un 58enne

di Carlo Gregori
Sassuolo: stupri, botte e sevizie: processo a un 58enne

Il sassolese è accusato in aula dall’ex compagna di averla sottoposta a una vita infernale e degradante

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A dieci anni dai fatti, il processo non è arrivato a sentenza, come ci si aspettava ieri: i giudici hanno chiesto alla vittima di tornare a testimoniare su alcuni punti controversi emersi nel corso delle udienze e di mostrare alcuni sms mandati al suo presunto carnefice. Così in marzo la donna dovrà raccontare nuovamente - anche se solo per alcuni dettagli sulla rapina di soldi e cellulari - le vicende di sequestri, stupri, sevizie, botte e minacce di morte subiti dal suo ex amante, un sassolese di 58 anni (difeso dagli avvocati Marcello Bianchini e Lorenzo Bertoli) davanti al primo Collegio del Tribunale.

Una storia terribile, quella rivelata dalla donna dell’Est oggi parte civile (l’assiste l’avvocato Federica Martone) dopo la sua ultima fuga successiva a una giornata di violenza, segregazione e stupro. La Procura le ha creduto. Il pm Claudia Ferretti, in base alla ricostruzione della vittima, sostiene che la donna slava era stata sottoposta dal suo compagno sassolese a una vita domestica infernale fatta di intimidazioni, violenza, umiliazioni: ogni giorno la picchiava duramente aggredendola anche nel sonno con calci e pugni afferrandola per il collo, scaraventandola a terra, sbattendola contro le pareti e provocandole lesioni e lividi che l’hanno spinta a rivolgersi più volte al pronto soccorso con prognosi di alcuni giorni. Ma questo è nulla rispetto alle violenze sessuali alle quali ha detto di essere stata sottoposta dall’uomo. Ha raccontato di rapporti sessuali violenti e degradanti ottenuti con minacce e, se non era compiacente, con botte.

Altre volte, l’uomo la portava in auto in campagna, la picchiava violentemente e, puntandole un coltello ai fianchi spingendo dolorosamente, la costringeva a subire rapporti sessuali. Oppure la faceva denudare e la cacciava di casa o le impediva di rientrare quando tornava dal lavoro. È capitato che la lasciasse per ore in corridoio con tutte le porte chiuse.

L’episodio più grave avviene nel novembre 2007, ormai dieci anni fa. Lei è scappata cercando di far perdere le tracce. Lui la convince a tornare e lei ci casca. La picchia con calci e pugni, la stupra, la rapina dei cellulari e dei soldi e se ne va chiudendola a chiave, costringendola così a fuggire dalla finestra. Proprio la questione della rapina dei telefonini e di alcuni sms finora sconosciuti, che lei avrebbe mandato successivamente al fatto - episodi ricordati dalla difesa che ha presentato l’istanza - hanno spinto i giudici a non emettere la sentenza, come previsto, e invece a richiedere la sua presenza in aula per una nuova testimonianza a un processo iniziato solo 3 anni fa, dopo un lunghissimo periodo di indagini (5 anni) e dal gip (2 anni): intanto molti reati gravi (maltrattamenti, lesioni e appropriazione indebita) sono già prescritti...

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