Botte in campo a Castelnuovo: ora il padre chiede scusa
«Ho visto mio figlio in difficoltà, ma la responsabilità è solo mia e non cerco giustificazioni per quello che ho fatto»
CASTELNUOVO. Il padre del baby calciatore del Castelvetro chiede scusa. L’uomo era entrato in campo durante una partita di calcio - che vedeva in campo ragazzini 14enni -, picchiandone due della squadra avversaria, la don Monari di Modena
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«Èun padre ed un uomo a richiedere la vostra attenzione - scrive -, con il cuore in mano ed un forte pentimento per il gravoso episodio accorso il 21 gennaio presso il campo sportivo di Castelnuovo. Quella che era, forse, una scaramuccia (come quelle che capitano, ma che non dovrebbero capitare) durante la partita, ha raggiunto una gravità senza eguali per mera mia responsabilità allorquando vedendo mio figlio in difficoltà non ho saputo controllare il mio impulso di aiutarlo. Non merita alcuna giustificazione il mio comportamento; l’episodio rimane gravissimo.
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Il mio intento era quello di evitare la rissa in corso cercando di stemperare gli animi esacerbati dei ragazzi, invece ho perso, totalmente, il mio autocontrollo andando al di là di qualsivoglia umano atteggiamento. Rivivo dentro di me, continuamente, quegli atroci momenti che mi hanno visto essere totalmente un’altra persona. Un cattivo esempio agli occhi di me stesso, di mio figlio, della mia famiglia, di tutti i ragazzi che praticano qualsiasi sport. Io che ho sempre cercato il bene altrui collaborando in diverse forme di volontariato (in primis con la Parrocchia di Brodano) praticando, quindi, quel “bene” in cui credo, ho commesso sicuramente un errore imperdonabile e per il quale chiede umilmente perdono. Quello che più mi sta a cuore, oltre che chiedere scusa alle indicate società sportive e alla società in generale, è che mi si venga offerta la possibilità di scusarmi con i “miei” ragazzi. Quei ragazzi che praticano quel bellissimo sport di squadra che è il calcio. Sono pronto a parlare con loro, a far capire loro quanto antieducativo sia stato il mio comportamento e come, nello sport e nella vita, sia fondamentale darsi una stretta di mano in senso di fraternità».
Lettera firmata da Nando D'Angelo, che non cerca alcuna giustificazione, ma solo di poter rimediare ad un fatto gravissimo.
E per lo stesso fatto, però, c’è gia un’altra persona che sta pagando, ovvero il figlio. Dato che la società Castelvetro, due giorni fa, lo ha allontanato per comportamento antisportivo, specificando, però, che avvierà un percorso educativo. Ci auguriamo che anche il ragazzo in questione venga coinvolto e subito reintegrato in squadra: crediamo che non si possa allontanare dallo sport per infliggere una lezione, ma proprio attraverso lo sport si debbano infondere i valori umani. Lo sport che educa e non che punisce, soprattutto un ragazzo di 13 anni. (gib)
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