Modena: L’appello di Castellucci a rivivere la Costituzione
Una riflessione intima e dedicata al padre: «Basta politica fatta di slogan e offese Ritroviamo il confronto nelle diversità, favoriamo i momenti di incontro»
MODENA. Forse mai come questa volta la lettera di San Geminiano svela il suo volto umano. Prima umano che religioso. L’arcivescovo Erio Castellucci regala alla città in occasione della festa del patrono una riflessione intima, che parte dal ricordo del padre e ripercorre il periodo più alto della politica italiana.
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Don Erio sceglie la Costituzione, nel suo 70esimo anniversario, per il tradizionale messaggio: nessun passo biblico, piuttosto i primi tre articoli della Carta, mettendo in discussione anche il ruolo della Chiesa di oggi e quello della politica. Con un taglio propositivo e garbato, don Erio tocca i problemi di più grande attualità, e lo fa per la prima volta aprendo anche le porte del suo ufficio. Testi sacri, ma anche scienze e matematica, due scacchiere, un pallone autografato e una collezione di Tex.
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È “l’uomo Castellucci” che parla a tutti e non solo ad alcuni, che vuole lanciare a tutti un messaggio di speranza: «Sembrava impossibile dopo la guerra e dopo un’Italia segnata dal Fascismo arrivare a rialzarsi e invece in poco più di due anni il nostro Paese è risorto, trovando la strada della Costituzione, un confronto serio, alto, fatto di contenuti per il bene di tutti, pur nella diversità di opinioni». Cita Berlinguer e Almirante, Fanfani, Moro, La Malfa, Nenni e De Martino. E poi Calamandrei, Terracini, Dossetti: «Mi sembra proprio che oggi il confronto sia fatto solo con attacchi personali, slogan, tutto in funzione dell’audience. Ogni voce, contenuta nella Costituzione ha saputo dare il suo contributo: quella liberale ha offerto una riflessione sui principi di libertà individuale; quella comunista e socialista ha sottolineato i doversi verso la società; quella cattolica ha evidenziato il ruolo fondamentali dei corpi intermedi, dalla famiglia alle associazioni».
Castellucci parla di compromesso: «Non un accordo al ribasso come lo intendiamo oggi, ma compromesso come “promessa comune”: ne serve una nuova, attraverso la moltiplicazione dei luoghi di confronto reale con un dibattito argomentato e non volto all’umiliazione dell’altro, senza attacchi e condizionamenti. Dobbiamo stare a contatto con la realtà. Lo dico per la politica ma anche per la Chiesa. Se non incontriamo i fedeli facciamo dall’accademia pastorale, e non pastorale vera».
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