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Accademia, 7 mila visitatori per le foto sulla Grande Guerra

Accademia, 7 mila visitatori per le foto sulla Grande Guerra

Ha superato i 7 mila visitatori ma gli organizzatori contano di arrivare a 8 mila entro la chiusura del 31 gennaio, per la mostra di foto che in Accademia racconta le fatiche dei soldati italiani...

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Ha superato i 7 mila visitatori ma gli organizzatori contano di arrivare a 8 mila entro la chiusura del 31 gennaio, per la mostra di foto che in Accademia racconta le fatiche dei soldati italiani nella Grande Guerra.

Il flusso dei visitatori è continuo, quello delle scolaresche anche negli ultimi giorni, mano a mano che le prenotazioni entrano nei saloni dell’ex Palazzo Ducale Estense. I due volumi con le firme di chi si è fermato a osservare le immagini della vita di trincea, giusto un secolo fa, sono ricche di osservazioni, suggerimenti e complimenti. Quasi sempre toni elogiativi, comprensibilmente, ma anche ricordi toccanti da parte dei figli e delle figlie di quei fanti che combatterono tra i reticolati del fronte alpino. E la stessa partecipazione è vissuta dai nipoti, ormai adulti, che vedono dal vivo le immagini dei ghiacciai, delle giberne, dei muli e degli armamenti che sino a quel momento erano rimasti confinati nella memoria dei racconti, quasi immagini sfocate a cento anni di distanza.

Grazie alle immagini raccolte da quel geniale pioniere della fotografia che fu Carlo Balelli, apprendista sin da bambino dele tecniche nella bottega del padre a Macerata, la mostra fa rivivere uomini e ambienti che furono la quotidianità di guerra per milioni di soldati. Lui, per così dire, grazie alla sue eccezionali capacità, entrò in guerra un giorno prima della dichiarazione di guerra dell’Italia; in abiti civili, fingendosi un turista con macchina fotografica al seguito, era stato inviato a Lusniz dal Comando Supremo alla caccia di dettagliate immagini delle fortificazioni austriache in Trentino e in Tirolo. Tutto filò liscio ma fu arrestato in Italia, considerato come una spia. Solo dopo lunghi interrogatori e una provvidenziale telefonata del suo capitano che garantì per lui Balelli potè ritornare al fronte. Talento ne aveva da vendere tanto che fu uno della trentina di fotografi mobilitati in grigioverde all’inizio del conflitto, a sostegno dell’Ufficio Informazioni. Il loro equipaggiamento consisteva in 22 macchine fotografiche, in tutto, pesantissimi e da trasportare con le lastre a dorso di mulo sino sulle vette. A fine guerra le squadre fotografiche erano diventate 291 e i fotografi impiegati al fronte più di seicento.

Le immagini esposte in Accademia, 241 in tutto, sono solo una frazione delle 150 mila finora ritrovate sulla prima guerra mondiale e divise in raccolte pubbliche (la quasi totalità) e le collezioni private. Documentano marce e riposi, le armi e le distruzioni, così come gli immacolati paesaggi alpini che per la prima volta entrano nel patrimonio di immagini dello Stato Maggiore del nostro esercito. Rappresentano in presa diretta, come in un’incredibile macchina del tempo, le genti e le macchine, sui prati, nelle malghe e nelle caverne delle Alpi.

Forse è questo il segreto del successo di una mostra che ha saputo coinvolgere molti turisti e ancora più modenesi. A differenza dell’anno scorso, quando la raccolta di quadri, tra cui un Guercino, trasformò l’Accademia in piccolo Louvre, quest’anno si tratta solo di immagini in grande formato. Il sito web della mostra e il catalogo a prezzo simbolico (10 euro per 113 pagine di testi e foto, il ricavato va all’associazione Aut Aut) completano l’offerta di un’ esposizione che sta macinando record.

Saverio Cioce

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