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Modena, Arrestati per estorsione due sindacalisti del Si Cobas

Le proteste dei Si Cobas
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Le proteste dei Si Cobas

La Polizia di Modena ha sorpreso i due esponenti di spicco dopo aver incassato una somma di denaro, pretesa per diminuire le proteste contro un gruppo industriale del settore delle carni

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MODENA. La Polizia di Stato ha arrestato in flagrante due esponenti nazionali di spicco del sindacato “SI Cobas” responsabili di estorsione aggravata e continuata nei confronti di un noto gruppo industriale del modenese attivo nel settore della lavorazione delle carni.

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I poliziotti della squadra mobile modenese, coordinati dalla Procura, hanno sorpreso i due responsabili poco dopo aver incassato una parte della somma di denaro, che era stata estorta per calmierare le attività di protesta e di picchettaggio nei confronti delle aziende del gruppo.

Uno dei due sindacalisti dei 'Si Cobas' arrestati per estorsione a Modena  è Aldo Milani, coordinatore nazionale del sindacato. Lo scrive direttamente 'Si Cobas' sul suo blog.

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LA REPLICA DEI SI COBAS

"Nel tardo pomeriggio del 26 gennaio il nostro coordinatore nazionale Aldo Milani è stato prelevato dalla Polizia, arrestato e tradotto nel carcere di Modena e a tuttora il suo difensore non è stato messo in grado di contattarlo.

E' evidente che ci troviamo di fronte a un escalation repressiva senza precedenti: lo stato dei padroni, non essendo riuscito a fermare con i licenziamenti, le minacce, le centinaia di denunce, i fogli di via, le manganellate e i lacrimogeni una lotta che in questi anni ha scoperchiato la fogna dello sfruttamento nella logistica e il fitto sistema di collusioni e complicità tra padroni, istituzioni e sistema delle cooperative, ora cerca di fermare chi ha osato disturbare il manovratore.

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Dopo le leggi liberticide sul lavoro, dopo la riduzione dei salari alla miseria, quanto i lavoratori hanno conquistato fin qui con le loro lacrime e il loro sangue viene messo nel mirino della repressione immediata che cerca di colpire chiunque osi ribellarsi e, soprattutto, osi praticare un’azione politica che vada nella prospettiva della liberazione dalla schiavitù del salario.

Il disegno repressivo vuole distogliere l'attenzione dalle situazioni di sfruttamento in cui versa il mondo del lavoro e la logistica in particolare: contro questa barbarie si è alzato un movimento di lotta che non ha eguale negli ultimi anni, per durezza delle forme di lotta e per i risultati raggiunti.

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La sostanza è semplice: con l'arresto di Aldo Milani si vuol mettere definitivamente fuorilegge la libertà di sciopero!

Se il nemico di classe si illude di sbarazzarsi del SI Cobas decapitando il gruppo dirigente, si sbaglia di grosso!

A quest'attacco politico frontale risponderemo da subito con l'unica arma che gli operai hanno a disposizione: l'autorganizzazione e la lotta.

Proclamiamo quindi fin da ora la mobilitazione in tutti i luoghi di lavoro, e chiamiamo le reti di simpatizzanti e solidali a mobilitarsi nelle iniziative che nelle prossime ore saranno indette dal SI Cobas contro la repressione e per la liberazione immediata di Aldo."

 

LA REPLICA DEI COBAS

"Non siamo in grado di pronunciare alcunché sulla vicenda e contiamo di ottenere prima possibile maggiori e più approfondite informazioni, augurandoci che gli arrestati siano in grado di smentire le accuse. Nel frattempo, però, invitiamo tutti i mezzi di informazione ad evitare qualsiasi confusione tra i Cobas e il cosiddetto SI Cobas". Lo scrive in una nota Piero Bernocchi, portavoce nazionale Cobas - Confederazione dei Comitati di base.

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E aggiunge: "Noi inventammo e lanciammo trenta anni fa la sigla Cobas (allora acronimo di 'Comitati di base della scuola'), costruendo il più grande movimento di massa, tra il 1987 e il 1988, mai apparso nella scuola pubblica italiana.

Dopodiché, il 'marchio' ebbe un tale successo da provocare la nascita di numerosi 'imitatori' che, con piccole modifiche, prefissi o suffissi vari, hanno usato sigle simil-Cobas. Come Cobas non ci siamo mai preoccupati di difendere, per così dire, il 'marchio' e di rivendicare anche legalmente la primogenitura e l'uso in esclusiva del nome. Né abbiamo intenzione di farlo ora, anche se spesso tali 'imitatori' avevano o hanno ben poco a che fare con la nostra impostazione sindacale, politica e culturale: basti pensare ai cosiddetti 'Cobas del Latte'. Però, qui ed ora, invitiamo tutti gli organi di informazione a evitare di usare il nostro nome, i nostri simboli (la bandiera rossa, con la scritta in bianco Cobas e con una sottostante scritta in giallo 'Confederazione dei comitati di base') e le immagini dei nostri esponenti nel trattare questa vicenda"

 

 

 


 

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