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Modena. I profughi diventano contadini

di Gabriele Farina
Modena. I profughi diventano contadini

Un gruppo di migranti al lavoro con gli anziani negli orti Sant'Agnese e S. Damaso: «Siamo qui per aiutare, non per guardare»

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MODENA. «Non siamo a Modena per guardare, ma per lavorare». Con questo spirito cinque giovani si sono presentati l’altra mattina agli Orti Sant’Agnese e San Damaso.

Provengono dal Gambia e sono accolti da circa sei mesi dalla Caleidos. La cooperativa collabora con il comitato che gestisce lo spazio di fronte alla parrocchia della Sacra Famiglia. Nei 194 lotti si sono ripetuti gli annosi allagamenti. Stavolta però gli anziani hanno chiesto una mano, guadagnando la riconoscenza dei giovani. La squadra è una delle quattro che da lunedì s’alterna nelle attività.

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Le altre provengono da Nigeria, Senegal e Sierra Leone. Trasportano con carriole cumuli di terra (ne sono stati ordinati cento metri cubi) per alzare il livello degli orti ed evitare nuove calamità. Hanno affrontato ben di peggio.

«Abbiamo viaggiato via mare - ha raccontato uno di loro - ed è molto difficile arrivare. Siamo giunti a Lampedusa, poi ci siamo spostati a Bologna. Diamo volentieri una mano agli anziani e apprezzano ciò che facciamo».

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Parla in un inglese fluente, ricordando la cronaca del suo Paese. In Gambia l’ex presidente Yahya Jammeh, al governo da oltre vent’anni, ha perso nel 2016 le elezioni. Il successore, Adama Barrow, ha dovuto attendere la minaccia di una guerra prima d’insediarsi. La famiglia è rimasta in madrepatria e ne sente la mancanza. «Avevo un bel lavoro - ha ripreso l’uomo - ma ci hanno spogliato di tutto. Non siamo a Modena per stare a guardare, ma per lavorare. Se lavoriamo siamo contenti: per questo aiutiamo gli anziani».

Anziani che li hanno accolti bene, almeno in parte. Non tutti i componenti dell’orto, infatti, hanno preso bene la proposta del presidente Roberto Ricchetti. Non tutti nel Modenese sono accoglienti.

«Vogliamo aiutare chi fugge da un teatro di guerra - ha spiegato giorni fa Antonio Platis, consigliere provinciale di Forza Italia, lanciando banchetti per dire “basta all’invasione” - se non vi ha partecipato. Tutto il resto non è accoglienza». «Siamo utili alla società - ha replicato un altro giovane gambiano - e non cattivi ragazzi o elementi di disturbo: siamo a Modena per aiutare. Arrivare in Italia è stato difficile e rischioso. Sono laureato, voglio diventare infermiere o ingegnere per rendermi utile».

«Sono a Modena come profughi - ha ripreso Ricchetti - e hanno fatto domanda ai servizi sociali del Comune, che ha assegnato loro un orto in gestione per tutto l’anno. Con Luciano Castellan svolgiamo anche attività con la Gulliver». «Noi anziani non ci saremmo riusciti da soli - ha aggiunto Ermanno Longagnani, uno dei soci - coltivando insieme diventiamo amici».

Sul posto altri coltivatori. Per Benedetto Petetti, Franco Pileri e Nevio Vicini è «importante intervenire subito o i prodotti non crescono». «Sono ragazzi meravigliosi», ha concluso Arrigo Masi.

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