Gazzetta di Modena

Modena

Il “chirurgo robot” in sala operatoria: Modena fa scuola

di Maria Elena Mele
Il “chirurgo robot” in sala operatoria: Modena fa scuola

Il reparto di Urologia dell’Ospedale di Baggiovara ottiene la certificazione europea: formerà gli specialisti del settore

3 MINUTI DI LETTURA





Un prestigioso certificato fa della struttura complessa di Urologia dell’Ospedale di Baggiovara uno dei pochi centri in Italia e in Europa accreditati alla formazione chirurgica robotica ad indirizzo urologico. Un attestato che nel territorio nazionale è stato concesso solo a Firenze, Milano e Torino. Si tratta dell’ERUS Robotic Training Centre che la struttura modenese, diretta dal prof. Giampaolo Bianchi, ha ottenuto al termine di un processo di valutazione molto rigido basato sull’accertamento di procedure diagnostiche che garantiscono di operare con elevati livelli sia in termini di sicurezza che di qualità, sul volume dell’attività robotica svolta (minimo 500 interventi richiesti) e sul numero di professionisti formati.

Attualmente la struttura complessa modenese si avvale di tre urologi che hanno acquisito l’abilità per eseguire interventi di chirurgia robotica e ospita periodicamente professionisti stranieri: una buona pratica che ora è stata certificata anche a livello europeo. L’equipe del prof. Bianchi, che dall’ottobre del 2015 si è trasferita dal Policlinico all’ospedale di Baggiovara, da oltre un decennio svolge interventi chirurgici con il robot effettuando in questo arco di tempo oltre 1500 interventi chirurgici. Dato che negli ultimi anni ha avuto un incremento significativo, basti pensare che nel 2016 di 1400 interventi 122 sono stati eseguiti in robotica e con un’alta percentuale di operazioni alla prostata e dal tumori al rene. «L’obiettivo del 2017 è quello di raddoppiare il numero degli interventi con il robot», ha spiegato il professor Bianchi che ne ha illustrato i vantaggi dell’uso della tecnologia in sala operatoria sotto molteplici aspetti: dalla visione «c’è una telecamera per ogni occhio e vanno fino in profondità” alla manualità “certi interventi riesco a farli con entrambe le mani» ha dichiarato il professionista modenese.

Altro obiettivo dell’uso della chirurgia robotica e quello di ridurre i tempi di attesa che, attualmente e compatibilmente con la gravità della patologia cui è affetto il paziente, oscillano dai due ai sei mesi. Il 50% dei pazienti proviene da fuori regione motivo per cui sono aumentate le sedute operatorie.

Il riconoscimento, ottenuto lo scorso 10 dicembre, è stato presentato nel corso di una conferenza stampa congiunta alla quale erano presenti i direttori sanitari degli ospedali Policlinico, Ivan Treni, e di Baggiovara, Giorgio Lenzotti che si sono detti entrambi soddisfatti per il risultato ottenuto dalla struttura complessa di Urologia. Una attività «quella della chirurgia robotica, ha dichiarato Trenti, che pur risiedendo a Baggiovara è da tempo svolta in maniera integrata tra le strutture dei due ospedali modenesi».

L’uso del robot, infatti, si sta “normalizzando” anche per i trapianti ed altre patologie come quelle addominali e pancreatiche. “Un riconoscimento che è più un punto di partenza” ha commentato Lenzotti che ha sottolineato la razionalizzazione degli spazi all’interno dei due ospedali. Presente anche il rettore di Unimore, Angelo Andrisano che ha spiegato che la “certificazione ha un duplice valore. Da una parte il beneficio per i pazienti” che si rivolgono alla struttura modenese dall’altra la possibilità per gli studenti e gli specializzandi di «ricevere una formazione che poggia sulle migliori conoscenze ed abilità scientifiche».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google