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I Green Days di Massimo Malpighi, a nascondino tra le botti Il balsamo della gioventù

I Green Days di Massimo Malpighi, a nascondino tra le botti Il balsamo della gioventù

Aceto d’autore e di tradizione, sesta generazione con i figli di Massimo “Noi bimbi senza IPad: solo corse, travasi, rincalzi. Tra magia e valori”

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Se questa fosse una favola, racconterebbe di alchimisti e maghi, di elisir e pozioni segrete, di botti magiche e cantine incantate.

Ma siamo a Modena, terra dove le magie diventano vere e i sogni si trasformano in prodotti, terra di lavoro e fatica, di impegno e soddisfazione e non c'è un c'era una volta, ma una data precisa, dove troviamo le radici di questa storia.

Torniamo indietro nel tempo, attraversiamo cento eppoi cento anni ancora e ci fermiamo per un attimo in mezzo al XIX secolo. Eccoci, nel 1850, con Pietro, quando tutto è iniziato. È stato lui il fondatore dell'Acetaia Malpighi. Poi sono arrivati Augusto, e Nonna Maria, ed Ermes e Massimo, classe 1977, attuale presidente dell'Acetaia stessa (e anche di Ascom), (pen)ultimo anello di molte generazioni, cinque, per l'esattezza, che si sono trasmesse tutti i segreti per ricavare dall'uva l'aceto balsamico.

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È l'anno in cui Carosello chiude per sempre e si inaugura la prima stagione di Portobello, con un pappagallo che fa sognare i concorrenti ma tace, tace quasi sempre. Tace come tacciono i fermati per la strage di Piazza Fontana, di cui viene dato il via al processo, e tace (per sempre) anche la divina Callas. Sono anni pesanti, sono gli anni "di piombo". Non tacciono le molotov, le bombe, gli attentati, gli assassinii a freddo. Ma per un bambino nato in quegli anni, che vive in una tenuta in mezzo al verde, lontano dal frastuono della città e della cronaca, in Via Pica, i ricordi sono lievi.

«Si correva in mezzo alla vigna, si giocava a nascondino in mezzo alle botti. Mi ricordo molto bene i momenti della raccolta uva, della pigiatura, dei travasi e dei rincalzi, e quello per la tenuta e l'Acetaia è un amore viscerale. Fa parte della mia cultura e del mio essere» dice Massimo.

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«Ho vissuto una bellissima infanzia - continua - di grande spensieratezza, di crescita dal punto di vista dei valori. Valori che sono legati alla famiglia: la mia è sempre stata molto unita, ho un fratello, Marco, con il quale vado molto d'accordo e abbiamo sempre legato molto con i nostri cugini. Ho sempre giocato tanto con amici, cugini e fratello. Si giocava per intere giornate, a calcio come ad altri giochi all'aperto che credo abbiano stimolato la mia fantasia. Non esistevano computer, telefoni, ipad. I ricordi che mi porto dietro degli anni Ottanta sono di cose semplici, di cartoni che per noi erano un vero e proprio cult, di canzoni, di cose, di status symbol che avevano una continuità e non erano effimere come oggi».

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«Da piccolo mi incantavo ad ascoltare mia nonna e mio padre - conclude Massimo - che è stato ed è tutt'ora il mio maestro di vita. Ha costruito negli anni un vero e proprio impero: ciò nonostante, è sempre stato una persona umile, ha insegnato a me e a mio fratello a renderci conto di chi siamo, e non di cosa abbiamo. Spero di condividere tutto ciò con i miei figli, che se vorranno potranno essere la sesta generazione dell'acetaia, qualora abbiano la passione di continuare. Leonardo e Lorenzo sono già comunque grandi estimatori del Balsamico, vorrei condividere con loro questa storia di vita che nel loro caso è anche una storia della nostra famiglia».

Monica Tappa

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