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Il sindacato in agitazione: «Aldo libero, è innocente»

di Francesco Dondi
Il sindacato in agitazione: «Aldo libero, è innocente»

Doppio presidio di trecento persone davanti al carcere di Modena e alla AlcarUno Merci bloccate. «Non ha preso soldi, è un modo per incastrare tutto il sindacato»

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La voce che Aldo Milani sia stato arrestato dalla Polizia di Modena fa rapidamente il giro d’Italia nella notte e i presidi da Milano a Napoli partono spontanei. Perché Aldo è qualcosa di più di un sindacalista, è il padre putativo di tanti attivisti che si riconoscono nel Sindacato Intercategoriale Cobas. C’è chi blocca il lavoro nelle sedi in cui opera e chi, invece, decide di farsi centinaia di chilometri per partecipare al presidio sotto il carcere Sant’Anna. Milani è detenuto lì e intorno a mezzogiorno, in contemporanea con la conferenza stampa organizzata in Questura, sono oltre 300 i lavoratori arrivati in città. Molti indossano le tute da lavoro, di fatto è rappresentato tutto il mondo della logistica italiana. Tanti sono stranieri, africani, est europei: gente ancora disposta a lottare per i propri diritti senza badare troppo alle conseguenze mediatiche. E si alza alto il grido “Aldo libero”, ripetuto cinque, dieci, cinquanta volte affinché Milani possa sentire quell’affetto fraterno che arriva da fuori.

«A fronte della macchina del fango, delle veline della questura, dell’attacco eminentemente politico orchestrato ai danni dell’intera organizzazione, dei suoi militanti e delle migliaia di lavoratori da essa organizzati questa è la nostra risposta - si legge sul sito del sindacato - Lo sciopero continuerà ad oltranza».

«È evidente che ci troviamo di fronte a un escalation repressiva senza precedenti - dice Gino Orsini, storico sindacalista nazionale dei Si Cobas - Lo Stato dei padroni, non essendo riuscito a fermare con i licenziamenti, le minacce, le centinaia di denunce, i fogli di via, le manganellate e i lacrimogeni una lotta che in questi anni ha scoperchiato la fogna dello sfruttamento nella logistica e il fitto sistema di collusioni e complicità tra padroni, istituzioni e sistema delle cooperative, ora cerca di fermare chi ha osato disturbare il manovratore. Aldo Milani è stato incastrato, è evidente anche dal video che lui non c’entra niente e non prende i soldi. È tutta una manovra dei padroni e del governo per neutralizzare le nostre lotte nella logistica, che denunciano da soli da anni».

«Aldo Milani rigetta tutte le accuse - spiega Marina Prosperi l’avvocato difensore del sindacalista, accerchiata dai trecento - non ha mai preso soldi nella sua attività sindacale, quando ne avremo occasione contiamo di chiarire completamente la situazione. Ho trovato Milani abbastanza tranquillo, compatibilmente con il momento che sta vivendo. Piccinini? Non è un consulente dei Si Cobas, questo deve essere chiaro. Ringrazio la dottoressa Musti che ci ha messo subito a disposizione il video diffuso poi ai media: ora attendiamo di vedere le carte perché ancora non le abbiamo e chiariremo tutto davanti al giudice».

Ma i lavoratori non si fermano, vogliono “Aldo libero” e spostano il presidio dal carcere fino a Castelnuovo, davanti all’AlcarUno. Bloccano l’uscita delle merci tra lo stupore di tanti camionisti stranieri e qualche battibecco con i dipendenti dell’azienda. Tutto avviene sotto l’occhio attento e discreto della Digos, di alcune camionette della Polizia in assetto antisommossa e i carabinieri della Compagnia di Sassuolo. La lotta però non si fermerà e già oggi è in programma un nuovo presidio a Modena di solidarietà a Milani in attesa di una manifestazione nazionale già convocata per sabato prossimo, sempre a Modena e sempre per rivendicare i propri diritti, urlando “Aldo libero”.

I fratelli Levoni, tramite l’avvocato Cosimo Zaccaria, hanno invece preferito non parlare in quanto molto provati dalla vicenda che da mesi li vede protagonisti della dura vertenza sindacale.

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