Caso Si Cobas, estorsione ai Levoni, convalidati i due arresti
Obbligo di dimora per Aldo Milani coordinatore nazionale del sindacato Si Cobas Soddisfatte sia la difesa che la Procura. Il consulente Piccinini ai domiciliari
MODENA. Poco prima delle 16 un boato davanti ai cancelli del Sant’Anna annuncia l’uscita davvero trionfale di Aldo Milani, il coordinatore nazionale dei SiCobas. Stanco, provato, vestito anche di leggero, riesce a stento a stare in piedi perché tutti lo voglio toccare, abbracciare, dirgli da vicino “eccoti, sei tornato, sei il nostro salvatore, non ti avremmo mai abbandonato”. Le stesse frasi che praticamente dall'alba riecheggiavano in quello spiazzo, tra bandiere, microfoni, pullman venuti da Milano, sit in, cori e comizi. Aldo Milani esce e riesce a stento a pronunciare: «Mi hanno teso un tranello, io non c’entro con questa vicenda».
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Dopo gli arresti per estorsione in concorso effettuati dalla squadra Mobile nei confronti del sindacalista Aldo Milani e di Danilo Piccinini, il project manager di una azienda di management, accusati entrambi di aver venduto “pace sociale” ovvero la fine delle proteste dei lavoratori della Levoni i in cambio di 90 mila euro, ieri si attendeva il “responso” del Giudice per le indagini preliminari Eleonora De Marco dopo l’interrogatorio in carcere. Piccinini ha scelto di non parlare, Milani invece, assieme all'avvocato Marina Prosperi, ha spiegato, con tanto di incartamenti, di voci, di cifre relative, il senso degli incontri con i Levoni poiché c’era in ballo una trattativa per 55 persone licenziate, situazioni relative a cooperative. Insomma tutta l’intricata vicenda che ha portato a scontri, scioperi, proteste e trattative.
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E poco prima delle 16 ecco che viene diffusa la decisione del Gip.
Arresti domiciliari per Danilo Piccinini, obbligo di dimora nel comune di residenza, in Lombardia, per Aldo Milani. Il Gip Eleonora De Marco ha convalidato gli arresti dei due indagati per concorso in estorsione finiti in manette giovedì a Castelnuovo, dentro la sede dell'azienda Alcar Uno della famiglia Levoni. Nel blitz della squadra mobile, i due sono stati sorpresi mentre ritiravano cinquemila euro che i Levoni, in accordo con le forze dell'ordine, avevano appena consegnato. Stando alle indagini la somma sarebbe solo una prima tranche di un pagamento da novantamila euro che i due avrebbero preteso dai Levoni per fermare le proteste del sindacato, con interruzione dei lavori nell'azienda. La Procura, con il Pm Claudia Natalini, aveva chiesto per entrambi i domiciliari.
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«La Procura è soddisfatta di questa prima risposta del gip Eleonora De Marco, che ha convalidato gli arresti in flagranza, riconoscendo il reato di concorso in estorsione», ha commentato il procuratore di Modena, Lucia Musti - L'equilibrata richiesta di applicazione della misura dei domiciliari è stata accolta integralmente per Piccinini e anche per il secondo arrestato, perché l'obbligo di dimora è un'importante restrizione della libertà personale, e inoltre soddisfa a pieno le esigenze cautelari. Andremo avanti con il nostro lavoro, unitamente alla squadra mobile di Modena». Soddisfatta anche la squadra mobile che ribadisce il concetto fondamentale che Piccinini non era il consulente dei Levoni, una persona cioè “arruolata” dagli imprenditori per risolvere le questioni più accese, ma ribadisce che era stato lo stesso Piccinini a proporsi come persona vicina al sindacato. Soddisfatta anche al difesa di Aldo Milani, l’avvocato Prosperi: «Anche se dobbiamo ancora leggere le motivazioni, in sostanza il passaggio dagli arresti domiciliari all’obbligo di dimora deciso dal Gip è una misura cautelare tutto sommato blanda. Il che ci fa presupporre che possano esservi dei margini di chiarimento da parte della Procura sui capi d’accusa. Ribadisco che abbiamo evidenziato, con dati e circostanze su una complessa trattativa di cifre riguardante i 55 licenziamenti, di cosa Milani stesse parlando - riferisce l’avvocato - Gli stessi Levoni loro stessi hanno poi affermato di non sapere se Milani fosse a conoscenza del denaro presente in quella e busta e a che cosa servisse. Ribadiamo inoltre che Piccinini era il consulente dei Levoni e che lavorava per loro. Contro Milani c’è ben poco». Come riportato già ieri, l’indagine non è certo finita. Presto altre persone potrebbero finire nel registro degli indagati.
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