Due caprioli azzannati: «Ma non sono stati i lupi»
L’esperto Willy Reggioni: «Sono questi animali a rischiare l’estinzione» Piero Milani del centro “Il Pettirosso”: «I cani veri responsabili degli agguati»
SESTOLA. Due caprioli ritrovati orribilmente azzannati in due giorni, tra l'Appennino e le colline, e non da lupi. È quanto sottolinea il Centro Fauna Selvatica “Il Pettirosso” di Modena.
Lunedì i volontari sono intervenuti a Sassuolo sul Percorso Natura Secchia per un capriolo che si era incastrato in una cancellata e addosso portava i drammatici segni di uno o più assalti di cani, nonostante ci sia gente che ha detto di aver visto lupi.
Martedì a Casine di Sestola solo la prontezza di una persona del posto ha momentaneamente salvato un altro splendido esemplare scacciando da lui riconoscibilissimi cani lasciati allo stato brado in una zona agricola a ridosso di alcune abitazioni. Non nel bosco. In questo caso il capriolo è sopravvissuto subito, ma poi è morto per lo stress subito in ore e ore di attacchi costanti.
«Il lupo non agisce in questo modo - sottolinea Piero Milani, responsabile del Pettirosso - secoli e secoli di predazione gli hanno insegnato a lanciare un solo affondo mortale, alla gola. Sono i cani che lacerano così, perché per loro la preda non fa la differenza tra la vita e la morte: sanno che se il loro attacco fallisce avranno qualcosa da mangiare».
Anziché flagello in espansione, Milani invita a considerare il lupo anche nella sua debolezza. «Solo l'anno scorso, abbiamo trovato quattro esemplari morti di rogna» ricorda Milani. Soprattutto, se fosse vero che in Appennino si fossero raggruppati così tanti esemplari, di sicuro qualcuno ferito sarebbe arrivato al Centro. «Invece ne abbiamo visti solo da Perugia o Napoli» aggiunge il responsabile del Pettirosso. Il problema dunque sono i cani. «In tutti gli esami fatti dagli esperti dell'Ausl sugli animali morti per individuare il predatore - sottolinea Milani - il risultato è stato sempre lo stesso: cani. E finché ci saranno Comuni senza una convenzione per l'accalappiamento, il problema resterà irrisolto». Intanto Willy Reggioni, responsabile del Wolf Apennine Center del Parco nazionale Appennino Tosco-Emiliano, avverte: «I cani rischiano di condurre anche all'estinzione del lupo, per gli accoppiamenti ibridi ormai diffusi nel 20/30% della popolazione anche qui».
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