Allarme smog, Galletti lancia il «Piano Padania»
Riunite Emilia, Piemonte, Veneto e Lombardia: «Servono misure sinergiche in tutti e 4 le regioni per ridurre le emissioni». Modena tra le peggiori d’Italia
MODENA. Avete notato che l’aria è sempre più irrespirabile? Se no, ve lo diciamo noi: numeri alla mano. Nei primi 25 giorni del 2017 a Modena vi sono stati 18 sforamenti del limite di legge. In pratica, il 72% dell’anno nuovo ha visto volteggiare in aria oltre 50 microgrammi per metro cubo di materia particolata, la pm10 indicata in uno specifico decreto legislativo. Continuando di questo passo, il valore sarebbe superato 262 giorni, ovvero sette volte e mezzo rispetto a quanto disposto dalla legge (35 giorni).
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Sicuramente alcune condizioni cambieranno, come l’accensione dei riscaldamenti domestici e il meteo. Tuttavia, non è abbastanza per calare il livello dell’attenzione. Anzi, si deve fare di più.
Lo dimostra un dato: sono i 112 microgrammi/metro cubo registrati in città, oltre due volte più della norma. Soltanto Piacenza (114 microgrammi/metro cubo) ha fatto peggio.
Modena è anche recidiva. Lo scorso anno la campana dell’allarme suonò quaranta volte nella sola centralina di via Giardini. È la trentesima città tra le peggiori in Italia e la quarta in regione dietro la Flamini di Rimini (51 superamenti), la Giordani-Farnese di Piacenza (45) e la Timavo di Reggio (42). I dati prendono in considerazione esclusivamente i capoluoghi di provincia e sono contenuti nel dossier «Mal’aria 2017». Il documento è stato redatto da Legambiente, ieri a Bologna in presidio. I manifestanti indossavano simbolicamente tute protettive e maschere antigas. Simbolico era anche il luogo. Nel palazzo della Regione, infatti, il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha incontrato quattro assessori all’Ambiente. Rappresentano l’Emilia Romagna, il Veneto, il Piemonte e la Lombardia, ovvero il bacino padano così ricco di industrie e (ancora) di smog. «Senza misure strutturali non usciremo dall’emergenza», hanno assicurato i manifestanti.
«La qualità dell’aria nel bacino padano negli ultimi anni è migliorata - ha risposto Galletti - ma la situazione resta critica e dobbiamo fare ancora di più. Nel 2016 il ministero dell'Ambiente ha investito oltre cento milioni di euro, cui vanno sommate le singole azioni delle regioni per la limitazione delle polveri sottili. Oggi abbiamo anche un tavolo di coordinamento fra le varie regioni che contribuirà a migliorare ancora di più la situazione». In pratica, la frontiera sarà costituita dalla creazione di un unico piano anti-smog per le quattro regioni. «È quello a cui stiamo lavorando», ha confermato l’assessore all’Ambiente del Piemonte, Alberto Valmaggia.
L’Emilia Romagna s’è posta l’obiettivo di ridurre all’1% la popolazione esposta alle polveri sottili. La nostra Regione, inoltre, ha l’intenzione di abbattere le 35 giornate di sforamento entro il 2020. Una misura che è già realtà, ma nel senso inverso. I 18 giorni di superamento del limite di legge a Modena (nei primi 25 giorni dell’anno) non sono il primato regionale. Infatti, a Reggio i giorni “fuori legge” sono stati già 19. Va leggermente meglio a Piacenza con 17 giorni, due in più di Ravenna e Rimini. In doppia cifra anche Parma e la stessa Bologna, entrambe a quota 12. A Ferrara e Forlì il limite è stato superato 9 volte, a Cesena 5.
L’Emilia Romagna ha predisposto nelle scorse settimane un piano regionale, approvato dalla Giunta. Nel testo vi sono aspetti su cui Legambiente concorda, come il funzionamento delle misure d’emergenza. «Scatteranno a seguito di quattro giorni di superamento dei limiti di pm10 - hanno ricordato dalla sigla - e non dopo sette come era fino ad oggi». Le misure prevedono il blocco dei veicoli più inquinanti, ovvero i diesel euro 3 (ed euro 4 dall’anno prossimo). Vi rientra l’obbligo di ridurre a 19° le temperature di edifici pubblici, privati ed esercizi commerciali. Per i terzi «è stata recepita la nostra richiesta di obbligare alla chiusura delle porte esterne - hanno ripreso da Legambiente - al fine di non sprecare energia per riscaldamento e raffrescamento». Misure teoriche che dovranno essere però applicate. «Il piano regionale ci piace - hanno spiegato da Legambiente - ma il problema è attuarlo a strettissimo giro, mettendo in campo controlli e sanzioni». Occorrono per loro quindi azioni (hanno presentato dieci punti) e non infrastrutture stradali, criticate dall’associazione. «L’inversione di tendenza c’è - ha concluso Galletti - ma è chiaro che i risultati non si vedono in due anni».
Gabriele Farina
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