Milani: «Troppo fango su di me»
Il leader Si Cobas: «Prima di me l’intermediario era rimasto da solo coi Levoni»
Aldo Milani, leader dei Si Cobas, deve restare a Milano. Lo ha deciso il gip. Ieri il sindacalista è intervenuto sulla sua vicenda con un video postato sul sito dei Si Cobas ribadendo quanto aveva detto all’uscita dal carcere di Sant’Anna dopo un giorno in cella. Ovvero che la vicenda ha tutto l’aspetto di una truffa e che è stato incastrato. Non conosceva bene Piccinini prima di quell’incontro, se non per contatti sporadici e una mail, e che non aveva idea che la busta contenesse la tranche della mazzetta. Insomma, Milani ribadisce di essere rimasto vittima della “macchina del fango” amplificata dai media che ha diffuso «le accuse più infamanti sull'intera organizzazione, i lavoratori della logistica e non solo hanno risposto con la fiducia nel proprio sindacato».
Nella dichiarazione video Milani ha ribadito di aver visto per la seconda volta i Levoni e che a quell’incontro doveva prendere parte un altro sindacalista di Si Cobas: aveva un appuntamento a Parma e ci sono conferme. Milani dice che Piccinini ai suoi occhi era un intermediario dei Levoni, che era stato dentro un’ora prima da solo prima di lui. «E quando gli ha passato la busta io pensato che fosse una loro faccenda».
Se le indagini della Squadra Mobile della polizia e della Procura proseguono serrate e nel massimo riserbo, resta per ora da capire se ci saranno altri indagati in questa vicenda che non è più considerata sindacale ma un fatto di crimine, una tentata estorsione. Parte offesa sono i Levoni, li assiste l’avvocato Cosimo Zaccaria.
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