Modena, cresta sui conti: via l’amministratore di un condominio
Il tribunale lo revoca e condanna: scoperti ricarichi del 22% aggravi di spese e confusione tra denaro suo e di gestione
MODENA. Non è facile allontanare un amministratore condominiale sul quale gravano forti sospetti di irregolarità: il diritto civile prevede dei requisiti specifici. Ma un condomino di un palazzo di Modena è riuscito a ottenere dai giudici del Tribunale Civile un decreto che riconosce il fondamento delle lamentele su un punto importante. L'amministratore è risultato socio di maggioranza di una società sulla quale, attraverso la società che amministrava il condominio, venivano messe a carico del condominio con un ricarico medio del 22% praticato dalla società al condominio stesso senza che l'assemblea lo sapesse quando approvava i bilanci. In questo modo, rilevano i giudici, si è creata una grande confusione tra la gestione patrimoniale condominiale e quella personale dell'amministratore. Tanto è bastato al tribunale per revocarlo e ordinare alla società di amministrazione condominiale di pagare tutte le spese legali e di consegnare immediatamente al futuro amministratore tutta la documentazione.
La causa. Nella vita condominiale spesso si insinuano sospetti di "creste" e lavori fatti senza trasparenza o assegnati con urgenze sospette a ditte privilegiate. È il dubbio che ha spinto un modenese a fare causa all'amministratore per gravi irregolarità attraverso l'utilizzo di una società che controlla all'85% (la chiameremo ditta Due) i cui conti si intrecciano con quelli della società di gestione condominiale (ditta Uno). Presentando i preventivi, l'amministratore avrebbe indirizzato l’assemblea nelle sue scelte ma poi arrivavano aumenti di costi e sconti non praticati. Una gestione, secondo l'accusatore, senza imparzialità, del tutto personale, in uno stato di confusione persino nei prelievi dei bonifici. La mancanza di trasparenza si notava nelle votazione assembleari in favore di ditte che non venivano pagate dalla società del condominio Uno ma dalla ditta Due, quella dell'amministratore. Ci sono i lavori sui balconi e sul tetto senza autorizzazione del condominio.
La consulenza. L'amministratore ha rigettato le accuse punto su punto. Allora i giudici del Secondo Collegio civile hanno chiesto una consulenza tecnica su bilanci e opere fatte. Sono state riscontrate in effetti alcune irregolarità ma non gravi al punto da rientrare tra i requisiti delle gravi irregolarità che la legge prevede per arrivare alla revoca giudiziale dell'amministratore.
Il nodo. Tuttavia, i giudici notano un nodo macroscopico. Le spese della società Due - controllata dall'amministratore - risultano in parte a carico del condominio. Questo meccanismo realizzato dell'amministrazione condominiale costa un 22,25% di ricarico praticato dalla società Due alla società Uno. Questa gestione genera confusione tra il patrimonio del condominio (Uno) e quello personale dell'amministratore (Due). Per i condomini, invece, non solo non c'è alcun vantaggio ma risulta il consistente aggravio di spese.
La condanna. Secondo i giudici in questo è fondata l'accusa: non c'è imparzialità in questa gestione. Di qui il decreto di revoca dell'amministratore, la condanna della sua società di amministrazione e l'ordine all'assemblea condominiale di nominarne in tempi brevi uno nuovo.
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