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«Il male ci appare in tante forme restiamo uniti per combatterlo»

di Gabriele farina
«Il male ci appare in tante forme restiamo uniti per combatterlo»

Dall’arcivescovo Erio Castellucci è arrivato un forte invito a tutti i modenesi ad essere comunità coesa «Tanti i disagi e le richieste di aiuto che ci arrivano. Impegniamoci nella carità materiale e spirituale»

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«San Geminiano indica una strada percorribile anche oggi».

Umile e forte al tempo stesso è risuonata ieri mattina in duomo l’esortazione di don Erio Castellucci. Il vescovo di Modena ha celebrato la messa in onore del patrono. A oltre sedici secoli dalla scomparsa (1.620 anni per la precisione), la sua figura rimane un riferimento nel cuore dei modenesi. Piccoli e grandi hanno mostrato devozione nel salutare le spoglie ospiti nella cripta, visibili per l'unico giorno dell'anno. Oltre mille persone hanno varcato l’accesso della cattedrale per prender parte alla celebrazione del cuore per i modenesi. Tra loro don Erio.

Citando san Paolo ai Corinzi la predicazione è «non un vanto, ma un dovere». Così il successore di san Geminiano ha voluto condividere oneri e onori della carica durante l’omelia. «Successore di san Geminiano non è solo il vescovo di Modena - ha ammonito il diretto interessato - ma anche le istituzioni statali, civili e militari». Autorità che erano concentrate nelle prime fila. A partire da Gian Carlo Muzzarelli, Lucia Baracchini e Giacomo Bassi, sindaci rispettivamente di Modena, Pontremoli (Massa Carrara) e San Gimignano (Siena). Il Comune di Modena era rappresentato anche dagli assessori Gianpietro Cavazza (vicesindaco) e Giuliana Urbelli. Tra i banchi la presidente del Consiglio comunale Francesca Maletti, consiglieri di maggioranza e opposizione. Il mondo civile e militare aveva risposto all’appello con esponenti dell’università di Modena e Reggio, dell’Accademia militare, della Prefettura e della Questura. Tutti testimoni del messaggio di San Geminiano. Il freddo e la lieve nebbia all’esterno ricordavano l’invocazione provvidenziale al vescovo divenuto santo con cui Modena si difese da Attila nel 452. Oggi i riferimentisono cambiati e non sempre sono semplici da individuare. Non è un caso che don Erio abbia citato il “Così è (se vi pare)” di Luigi Pirandello, a un secolo dalla prima rappresentazione.

«I protagonisti sostengono due verità incompatibili, con la stessa forza e con la stessa capacità di persuasione, tanto che alla fine si rimane disorientati - ha sostenuto il vescovo - e non si riesce a scoprire chi dice la verità e chi mente. A me sembra che questo sia oggi uno dei volti del male, contro il quale dobbiamo rimanere uniti».

Il “noi” sottinteso non si limita alle autorità, ma abbraccia i presenti. Don Erio ha usato per sei volte la parola “tutti”, sempre in modo inclusivo. «Tutti siamo impegnati per combattere il male - ha spiegato il vescovo alla presenza di altri sei monsignori - e risollevare la vita delle persone. La scena di Geminiano che scaccia il demonio dalla figlia dell’imperatore (visibile nell’architrave della Porta dei Principi) rappresenta tutti coloro che, essendo chiamati a guidare e sorvegliare, si trovano ogni giorno di fronte al male da combattere: male del corpo e dell’anima, disagio materiale e spirituale».

Un collegamento a quanto aveva detto all’inizio dell’omelia, indicando due modelli di riferimento. Il primo deriva dal Vangelo di san Matteo ed è Gesù, che unisce predicazioni e azioni concrete di risanamento.

In questo senso, per don Erio «una delle ricchezze della tradizione cristiana è proprio il legame tra la carità materiale e quella spirituale». Il secondo è un aforisma attribuito al sapere cinese: “dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno, insegnali a pescare e lo nutrirai per tutta la vita”.

Il vescovo ha poi ricordato i principi-base della Costituzione, già indicati nella Lettera alla città che aveva presentato nei giorni scorsi, ricordando anche la figura di suo padre e il dovere civile che dovrebbe abitare in ogni cristiano.

Infine, un nuovo appello al santo patrono. «Preghiamo San Geminiano perché continui tra di noi la collaborazione - ha concluso don Erio - per combattere il male mascherato da bene ed essere di aiuto a chi è svantaggiato nel corpo e nello spirito».

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