Le mille facce di un Pd in difficoltà
D’Alema forza, ma in città non ha più il seguito di un tempo. I vertici timidi su Renzi, ma prevale l’ideale unitario
Quanto sta solleticando il bisogno di scissione pronunciato da Massimo D’Alema nella terra che più di ogni altra ha favorito il lancio - e poi il rilancio, prima di certificarne anche l’ormai cronica difficoltà - del partitone? Poco, almeno a sentire gli umori di chi, il Pd, lo porta con sé tutti i giorni. Amministratori, dirigenti, storici esponenti di partito: chi tra questi è pronto a correre dietro a Massimo D’Alema? Pochi, pochissimi. Molti di più sono quelli preoccupati, ma coloro che vogliono la scissione per poi guardarsi attorno si contano sulle dita di una mano. Chi, a Modena, è storicamente vicino a Massimo d’Alema è quel Fausto Cigni che ancora oggi rappresenta una fetta di partito più nostalgica che futurista, ma certamente pragmatica. Difficile pensare a Cigni come nuovo capopolo di una Sinistra che non c’è più. I movimenti, però, ruotano tutti attorno all’ex premier, dal quale anche i più critici anti-Renzi hanno preso le distanze. Un nome su tutti Pierluigi Bersani. È lui che rappresenta la minoranza Dem insieme a Roberto Speranza, che a Modena ha in Maria Cecilia Guerra, Paolo Trande, Giuliano Barbolini, Sergio Rusticali e Giulia Morini tra i più allineati ad un pensiero critico ma in questa fase non di rottura, sebbene Trande non abbia fatto mistero delle sue convizioni. Posizione più collaborativa arriva da chi ha per riferimento Maurizio Martina: Stefano Vaccari, Lucia Bursi, Stefano Reggianini, Davide Baruffi, Leonardo Pastore, Giulio Guerzoni, Luca Sabattini, Tommaso Fasano tanto per citarne alcuni.
I Giovani Turchi di Matteo Orfini hanno in Giuditta Pini e in diversi giovani del Pd la loro rappresentanza, mentre sono più affievolite le posizioni intermedie che stanno a cavallo di Renzi: da una parte i Franceschiniani - oggi forse è l’onorevole Edoardo Patriarca il nome a lui più vicino - dall’altra i Cuperliani, con le posizioni non sempre allineate di Simona Arletti. E Renzi? Stefano Bonaccini e Giuseppe Boschini sono al loro posto. Chi balla un po’ di più è Matteo Richetti con la sua squadra dei catto-renziani: Ludovica Carla Ferrari, Maria Costi, Fabio Braglia, Giulia Pigoni e un ritorno all’antico con Massimiliano Morini, che Richetti aveva proposto per la segreteria nazionale del Pd. L’ipotesi delle urne a giugno, ad oggi la più probabile, solletica solo fino a un certo punto chi è renziano ma è meno osservante: Andrea Bortolamasi, come anche il sindaco Gian Carlo Muzzarelli o la capogruppo Grazia Baracchi. Da parte loro c’è un’obbedienza al partito che però non sempre coincide con il Renzi-pensiero. Come in questo caso.
Ecco perchè, se scissione dovrà essere, Modena oggi non sembra in grado di condurla, la subirebbe. Piuttosto c’è una maggioranza che vuole un Pd diverso. Questo certamente sì, anche tra i renziani.
Davide Berti
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