Le scoperte archeologiche bloccano il metanodotto
Serramazzoni. Trovate due strane conformazioni sepolte dalla terra di cantiere La Soprintendenza indaga e curiosi all’opera. Gianaroli: «Situazione originale»
SERRAMAZZONI. Lavori fermi dalla settimana scorsa nel cantiere del nuovo metanodotto Snam che passa per Casa Marino, sopra Cornazzano (San Dalmazio) per una sorpresa spuntata durante lo scavo. Mentre i tecnici procedevano alla posa della nuova condotta infatti si sono accorti che in due punti, separati da poche centinaia di metri, sotto un sottile strato di terra c’erano originali conformazioni in pietra marna: nel sito più a valle, delle lastre che andavano a formare delle specie di “gradini”, in quello principale sul crinale una sorta di “pavimentazione” con pietre messe una di fianco all’altra con notevole precisione, tale da far sorgere il sospetto di un artefatto umano, di qualcosa di antico che tornava alla luce.
È stata l’archeologa che segue costantemente Snam lungo il cantiere a segnalare la cosa alla Soprintendenza, che ha chiesto la perimetrazione dei siti dando il via agli accertamenti. Il fatto ha suscitato notevole curiosità fra la gente della zona (oltre che ovviamente nel proprietario del terreno) in “pellegrinaggio” a cantiere chiuso (il punto è facilmente raggiungibile dalla provinciale per Marano girando a destra circa un chilometro sopra il salumificio, salendo verso Serra) facendo diverse congetture.
In prima battuta, si è pensato di trovarsi di fronte ai resti di un’antica strada, tipo la via Vandelli, cosa che avrebbe avuto notevole interesse archeologico. Ma c’erano anche diversi elementi di dubbio, innanzitutto la tipologia della pietra: la marna è una roccia sedimentaria piuttosto fragile, diffusa nella zona ma non certo ideale per l’utilizzo in un ambito a usura continua come quello stradale, peraltro senza una filettatura della carreggiata secondo l’uso romano. Poi la strana scelta di fare passare una strada proprio sul crinale, l’andamento irregolare e altro. Però la collocazione delle pietre, specie nella parte superiore, è particolare e alla fine curata nel risultato: anche se è mano naturale, si mostra molto abile.
Il caso è stato fatto presente al Comune dal consigliere 5 Stelle Francesca Marzani, che ha chiesto opportune verifiche. Il cui esito per ora sembra propendere per un fenomeno essenzialmente geologico: Snam fa sapere che i siti in questione rappresentano i saggi 8 e 9 di una serie di dieci disposta preventivamente e che, pur nella loro particolarità, “sono stati identificati dagli esperti come materiali naturali privi di evidenze archeologiche”.
«Sappiamo che la natura a volte fa opere più belle di quelle dell’uomo - dice Simone Gianaroli, vicesindaco con delega ai lavori pubblici - e i siti hanno senz’altro una loro originalità. Li segnaleremo anche all’Università di Modena, nel caso ritenga abbiano anche solo un valore geologico». I lavori potranno comunque riprendere presto.
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