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Ospedale di Vignola: oltre 2700 firme per evitare tagli o chiusura

di Marco Pederzoli
Ospedale di Vignola: oltre 2700 firme per evitare tagli o chiusura

Vignola. La preoccupazione del sindaco Smeraldi che sta per lasciare l’incarico «Manca un piano industriale e l’unica cosa certa è la ricerca di continui tagli»

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VIGNOLA. Sono 2.700 le firme che sono state raccolte nei giorni scorsi in municipio a Vignola per tentare di salvare l’ospedale di Vignola, ancora a rischio di un forte ridimensionamento.

A comunicarlo è stato il sindaco, Mauro Smeraldi, che questa settimana dovrà lasciare il posto al commissario prefettizio per la sfiducia ricevuta sabato scorso in consiglio comunale. Lasciando in eredità la “patata bollente” dell’ospedale, Smeraldi commenta: «Come amministratore, fin dall'inizio del mandato, ho assunto personalmente e ho cercato di fare assumere ai cittadini tre principi fondamentali: il riequilibrio del rapporto tra i servizi ospedalieri e servizi territoriali a favore dei secondi, rispetto ai quali da sempre manca un'adeguata comunicazione dell'azienda (condivido l'obiettivo del Direttore di fare del Direttore del Distretto il vertice della sanità locale); l'individuazione di una “mission” per gli ospedali di periferia, nella consapevolezza che non tutti i servizi possono essere prestati da ogni ospedale; la fusione tra le due strutture modenesi. Come sindaco – continua Smeraldi - ora sono preoccupato per i segnali che esprimono l'intenzione di chiudere, o di ridimensionare in modo significativo, l'ospedale di Vignola. Ci sono molti segni: il depotenziamento della chirurgia, la mancata fusione delle equipe degli ospedali dell'area sud, il progetto di ridefinizione della rete e delle competenze delle ortopedie provinciali. La sensazione è che manchi un piano industriale. L'unica cosa certa è la ricerca di risparmi a tutti i livelli: riduzione del personale medico e infermieristico, riduzione dei servizi e dell'uso delle sale operatorie. Forse è per questo che nei convegni sulla salute sono sempre presenti gli economisti e mai i giuristi, che potrebbero ricordare il contenuto perentorio dell'art. 32 della Costituzione (diritto inviolabile e di ogni individuo). Non sono sufficienti a fare apparire la sanità efficiente la diminuzione delle liste d'attesa ambulatoriali (che poi hanno come conseguenza anche la creazione di liste d'attesa per le specialità chirurgiche) o la realizzazione di case della salute. Se il tutto non viene inserito in un progetto di sviluppo complessivo o se parallelamente si vanno a depotenziare gli ospedali di periferia. Al riguardo, pur dovendo mantenere fermo il principio che ogni ospedale deve avere una sua “mission”, non è accettabile che l'unico obiettivo da perseguire sia quello della centralizzazione di tutti i servizi nelle strutture di maggiori dimensioni. Esistono altre esperienze (ad esempio nell'azienda di Reggio Emilia) effettivamente fondate sul principio dell'integrazione delle strutture ospedaliere esistenti, perseguita con gli strumenti della rotazione delle equipe dei medici e dell'uso adeguato delle sale operatorie di tutti gli ospedali».

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