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Modena, Inchiesta per truffa: nei guai l'amministratore di condominio infedele

Modena, Inchiesta per truffa: nei guai l'amministratore di condominio infedele

Condannato e revocato dal tribunale civile, è ora indagato per truffa aggravata

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È indagato per truffa aggravata l’amministratore condominiale modenese condannato e revocato dalla carica dalla Seconda Sezione del Tribunale civile di Modena. L’avvocato del condomino ricorrente contro di lui - l’unico del suo palazzo che lo ha affrontato davanti ai giudici - porterà copia della sentenza e la consulenza tecnica inclusa - ordinata dai giudici per fare chiarezza sui bilanci, le spese e la gestione patrimoniale - al pm Marco Imperato che ha già indagato l’amministratore. Si tratta di un modenese che amministra decine e decine di condomini in città, oltre a quello del caso finito davanti ai giudici civili. Non è chiaro se l’inchiesta della Procura verta solo su questo caso o si estenderà al sistema di gestione di altri condomini da lui amministrati. Al centro del caso, infatti, c’è l’utilizzo da parte di questo amministratore di una “società schermo” tra la normale società di amministrazione condominiale e le ditte incaricate dei lavori.

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In altre parole, stando alla ricostruzione emersa in sede processuale, il condominio e il suo legale, l’avvocato Natalia Castro, hanno scoperto che le spese per alcuni importanti lavori alla casa (balconi e tetto) non erano stati fatturati alle ditte che avevano svolto i lavori ma a una società terza. Questa società, da una visura camerale, è risultata controllata all’85% dallo stesso amministratore condominiale. La “società schermo” pagava le ditte e poi metteva in carico i costi secondo la perizia del tribunale con rincari medi del 22% in più, che toccava poi agli stessi condomini pagare.

In realtà, come spiegava l’avvocato Castro nella sua azione legale, i sospetti erano scaturiti da numerosi documenti dall’amministratore.

I giudici hanno rilevato che irregolarità in effetti ce n’erano ma non tali da coprire i requisiti che la legge prevede per arrivare a una revoca stabilita dal tribunale. Invece, le modalità di ricorso alla “società schermo” sono state considerate gravi.

Secondo la ricostruzione, alle assemblee condominiali di questo palazzo della zona di via Morane l’amministratore proponeva di fare lavori con alcune ditte e metteva al voto. Ma poi i lavori non venivano assegnati alle ditte, bensì alla “società schermo” che lui stesso controllava e questa poi incaricava le ditte. L’esistenza di una “società schermo” era ignota ed è emersa solo in seguito creando appunto sospetti sulla regolarità e la trasparenza del suo operato, almeno in questo inquilino che si è rivolto all’avvocato.

L’esposto in Procura ricalca la ricostruzione che ha portato alla condanna e alla revoca immediata dell’amministratore da quel condominio: salvo ricorsi, ora l’assemblea dovrà eleggerne uno nuovo e questi riceverà al più presto tutti i documenti dal suo predecessore. Sul versante della Procura l’accusa è di truffa aggravata proprio per la carica ufficiale rivestita dall’amministratore. L’indagine pare che si trovi per ora solo agli inizi di un percorso che potrebbe portare a svolte importanti.

Carlo Gregori

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