«Casa per i profughi gay Ospitate sei persone»
Giorgio Dell’Amico (cooperativa Caleidos) che cura l’accoglienza degli stranieri «Favoriamo la collaborazione tra gruppi, anche famiglie con bimbi piccolissimi»
Preferiscono parlare di persecuzioni religiose, piuttosto che ammettee di fronte ai propri connazionali di essere fuggiti dalla Nigeria o dal Pakistan per evitare le persecuzioni contro gli omosessuali. Così, a Modena come negli altri centri di accoglienza, quando si tratta di compilare questionari o di rispondere direttamente sulle ragioni che li hanno portati sui barconi verso l’Italia, si mimetizzano con risposte generiche.
Usano le stesse spiegazioni che forniscono i profughi nella loro generalità, fuga da persecuzioni religiose o politiche. Ma nella nostra città il progetto di un appartamento riservato a sei di loro, potrebbe innescare una presa di coscienza, anche se si tratta di numeri minimi. Sei posti letto in un appartamento, con cucina e bagno. «Se dovessimo parlare di numeri, oggi, direi che sono la metà del totale di quelli che ospitiamo a Modena su un totale di oltre 1.100 persone - spiega Giorgio Dell’Amico, referente della coop Caleidos che gestisce l’accoglienza per gli stranieri - L’altra metà è formata da omosessuali che si trovano bene nei gruppi dove si trovano e dove si sentono tutelati e accettati. Più difficile il rapporto in appartamenti o piccole comunità dove vengono evitati o indicati col dito; farebbero di tutto per non far sapere a casa delle loro scelte. Così abbiamo un ragazzo dell’Estremo Oriente che sta in casa con profughi dal Bangladesh. Il principio è quello di offrire contesti più tutelati per chi ne ha bisogno: ma solo se serve e se viene richiesto. Ogni storia è un caso a sè».
Di qui il progetto con l’Arcigay per creare un appartamento riservato agli omosessuali, cosa che ha scatenato l’attenzione del fronte conservatore, dai giornali alle polemiche politiche, come la nota del consigliere provinciale Antonio Platis (Fi) che contesta l’uso di fondi pubblici per la Caleidos: «Per i gay sì e per le famiglie naturali no? - attacca - Le liste per alloggi popolari esplodono».
«Paragoni sbagliati - risponde serafico Dell’Amico - I nostri fondi, girati da Roma alle prefetture, arrivano dall’Europa, 35 euro al giorno a persona. Non ci sono soldi degli enti locali. Le case popolari? Noi cerchiamo sistemazioni per più di mille persone e, ovviamente, ci rivolgiamo al libero mercato degli affitti, con proprietari privati. All’interno di queste piccole unità cerchiamo di mettere insieme le persone con dei criteri, favorendo la vicinanza tra persone con gli stessi bisogni. Che non sono solo quelli linguistici».
Così dicendo si ferma un attimo per raccogliere idee e casi simili.
«Esperienze di questo tipo si contano sulla punta delle dita anche in Europa - continua - Ma a Modena, a differenza di Berlino ad esempio, si tratta di cifre piccole; non c’è come in Germania un unico edificio con 122 persone Lgbt, tutte assieme. Nel nostro caso si tratta di un appartamento normale, in un condominio come tanti, in cui stiamo finendo la tinteggiatura e il passaggio delle utenze. Finora abbiamo una dozzina di casi di gay, africani e pakistani soprattutto, che potremo ospitare in quella casa. Nessuno scandalo, abbiamo progetti anche per famiglie con figli di pochi mesi che stiamo provando a mettere sotto lo stesso tetto, in modo da permettere ai genitori di seguire le attività e accudire ai bambini. In una parola facciamo in modo di sviluppare iniziative di collaborazione tra gli ospiti».
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