Infortunio: Tetrapak non c’entra ed è assolta
La Tetra Pak non ha avuto alcuna responsabilità nell’infortunio capitato a un operaio di una azienda appaltatrice che perse quasi del tutto la vista a un occhio. Ne aveva invece l’azienda...
La Tetra Pak non ha avuto alcuna responsabilità nell’infortunio capitato a un operaio di una azienda appaltatrice che perse quasi del tutto la vista a un occhio. Ne aveva invece l’azienda appaltatrice per la quale lavorava come manutentore. In base a questi presupposti, che saranno motivati nella sentenza da depositare nelle prossime settimane, ieri il giudice Scarpa ha assolto l’amministratore delegato del colosso di Tetra Pak di via Emilia Ovest Gianmaurizio Cazzarolli, difeso dall’avvocato Roberto Sutich, e condannato il presidente del Gruppo Manital Idea di Ivrea Graziano Cimadon. I 5 mesi di carcere per Cimadon sono stati commutati su richiesta del suo difensore in una sanzione pecuniaria di 37mila euro. L’operaio è stato già risarcito e quindi non si è costituito parte civile.
L’Ad di Tetra Pak è quindi risultato innocente con la formula “per non aver commesso il fatto”: da testimonianze e documentazioni prodotte nel corso del processo è stato dimostrato che la Tetra Pak non ha avuto alcuna parte in questo grave episodio di infortunio avvenuto nell’ottobre 2009. La vittima è un operaio della ditta di facility management Manital Idea. Quel giorno si è trovato a passare per caso nella stanza che Tetra Pak aveva dato in uso ai manutentori di Ivrea come magazzino. Proprio in quel momento dei colleghi hanno testato un brick soffiando aria compressa dentro una cassa speciale per queste prove. Ma il vetro è esploso danneggiandoli un occhio in modo gravissimo. Dalle risultanze processuali è però risultato che la cassa del test non doveva affatto trovarsi lì: la Tetra Pak le teneva in un luogo apposito con quattro strumenti di precisione che segnalavano i rischi e quindi in quell’ambiente e con quei dispositivi era pressoché impossibile un’esplosione come quella avvenuta. Invece, gli operai l’hanno spostata e utilizzata incuranti dei rischi.
Carlo Gregori
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