«Le scelte di Trump incendieranno il mondo»
Tra i musulmani, i sudamericani e gli americani che vivono a Modena cresce la preoccupazione per le conseguenze dei divieti e dei muri in Usa
Per il momento non scendono in piazza ma è un coro di indignazione quasi unanime quello che si leva dalle moschee, dalle associazioni latino-americane fino alla piccola comunità statunitense locale, per le prime mosse del nuovo presidente Usa Donald Trump che venerdì scorso ha firmato il decreto anti-immigrazione. Il testo, siglato al Pentagono, intende “prevenire l'ingresso di terroristi stranieri negli Stati Uniti” e vieta per 90 giorni l'entrata nel paese ai cittadini di sette paesi a maggioranza musulmana: Iraq, Iran, Yemen, Libia, Siria, Sudan, Somalia.E sospende anche l'accoglienza ai rifugiati siriani.
PRONTI A MOBILITARSI. Anche a Modena i musulmani e i latinos, contro i quali Trump ha costruito la sua vittoria elettorale sono pronti a mobilitarsi. «E' innanzitutto un paradosso che un paese come gli Stati Uniti fondato sull'immigrazione adotti oggi tali restrizioni nei confronti dei migranti, non si capisce poi in base a quale criterio Trump abbia incluso certi paesi e altri no: per esempio le restrizioni non coinvolgono stati come l'Arabia Saudita culla del wahabismo, o il Pakistan e l'Afghanistan santuari dei Talebani», dice Adel Laamane presidente della Casa della Saggezza, Misericordia e Convivenza, la seconda moschea per dimensioni di Modena. Laamane menziona le relazioni ambigue degli Stati Uniti con l'alleato saudita: «Un'alleanza basata su interessi economici ma se l'obiettivo del decreto è di arginare il terrorismo, ricordo che il commando di attentatori dell'11 settembre 2001 era composto in larga parte da cittadini sauditi». Il presidente della moschea di via Portogallo è perplesso: «Trump dimostra tutta la sua islamofobia già ampiamente ventilata durante la campagna elettorale, il suo è un populismo pericoloso, tutti i genocidi sono nati da decreti simili: la Storia non ha forse insegnato niente? A cosa è servito celebrare la giornata della memoria qualche giorno fa?».
POLITICA AGGRESSIVA. I musulmani di Modena sono preoccupati per le ripercussioni a livello internazionale di una tale politica aggressiva: «Spero che i paesi islamici prendano una posizione comune più dura, che alzino la voce davanti a un atto di legge razzista», dice un fedele della moschea di via delle Suore, la più antica e frequentata del nostro territorio. Mentre Adel Laamane teme che questa politica aggressiva possa armare la mano di qualche esaltato: «Un fronte islamofobo si sta già costituendo in Europa e non stiamo parlando di gruppi marginali ma di candidati alle elezioni generali come Marine Le Pen in Francia, Geert Wilders in Olanda e Matteo Salvini in Italia: ci auguriamo che queste tendenze razziste europee non si trasformino in politica reale».
Anche secondo Nabil Cholhop, ingegnere di origine siriana residente a Castelfranco Emilia il rischio imminente è di trovarsi davanti a una nuova ondata di attacchi terroristici non solo negli Stati Uniti ma anche in Europa, storico alleato degli Usa:«Non è così che si combatte il terrorismo, la trovo una mossa contro i poveri e non contro i terroristi», afferma Cholhop che sottolinea «l'eccezione cristiana» nel provvedimento anti-musulmano di Trump: «In Egitto il 10% della popolazione erano coopti, in Siria vivevano 10 % di cristiani, in Iraq c'era una piccola ma importante minoranza di cristiani caldei. Le società mediorientali sono dei mosaici, un incastro di etnie, culture e religioni: la politica di Trump rischia di spezzare un equilibrio secolare. Facendo distinzioni religiose si incentiva la divisione interna dei paesi e la fuga dei pochi cristiani».
COLPA DEGLI USA. Diana Kassem, studentessa modenese di origine siriana, è furibonda: «Gli americani hanno bombardato la Siria e la Libia, invaso l'Iraq, fomentato il caos in tutto il Medio Oriente e ora blindano i loro confini, respingono i disperati che fuggono dai teatri di guerra che gli Americani stessi hanno creato». Per Diana «alla violenza dell'Isis Trump risponde con altra violenza, bloccando le persone in aeroporto, dividendo le famiglie, impedendo i ricongiungimenti parentali, rifiutando di aiutare chi ha perso tutto come noi siriani».
I musulmani di Modena ricevono la solidarietà della comunità latino-americana locale che orbita intorno alla parrocchia di S. Agostino. «È un'aberrazione. Questo atteggiamento ferisce la sensibilità di tutti gli uomini liberi. Anche noi latino-americani siamo nel mirino delle politiche xenofobe di Trump che contro di noi vuole erigere un muro lungo 3mila chilometri al confine con il Messico. È scandaloso, i latinos contribuiscono con i loro sacrifici alla ricchezza nordamericana soprattutto in campo agricolo. Sono pessimista per il futuro», dice Oscar Guerrero esponente della comunità peruviana modenese.
Le scelte di Trump rischiano di aprire una nuova era di anti-americanesimo in Europa e nel mondo peggiore di quella occorsa con Bush Jr.
BORN IN THE USA. È ciò che non si augurano gli americani di Modena, una piccola comunità di un centinaio di residenti. Sono manager e lavoratori nelle grandi aziende del modenese, ma anche docenti nelle scuole di inglese, pastori evangelici e religiosi. Come Daniel Wiens, 45 anni, un personaggio chiave nel mondo evangelico modenese, figlio di Arthur Wiens, missionario americano che nel secondo dopoguerra ha fondando la più antica chiesa protestante della città: la Chiesa Cristiana Evangelica dei Fratelli, in via Di Vittorio. Wiens gestisce la libreria evangelica Cem, è nato a Modena ma ha la cittadinanza americana ed ha studiato all'università di Filadelfia prima di tornare in Emilia. «Da cristiano non posso che condannare il blocco dei migranti di confessione musulmana lo considero un attoingiusto e discriminatorio ma dopotutto è su queste provocazioni che Trump ha vinto le elezioni e vuole dimostrare al suo elettorato che fa sul serio e mantiene le promesse. Questo decreto nega i principi fondanti degli Stati Uniti e infatti molti giudici federali lo stanno dichiarando incostituzionale. Il mio timore più forte è che questa linea dura porti a un incremento del terrorismo e alla conseguente montata della destra populista in Occidente».
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