Gazzetta di Modena

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Bimbo morto in casa: madre interrogata dal pm

di Carlo Gregori
Bimbo morto in casa: madre interrogata dal pm

La giovane risponde per ore alla Procura, il convivente chiede di parlare Intanto proseguono le analisi post-autoptiche per spiegare i numerosi lividi

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È stata interrogata per ore in presenza del suo difensore la 27enne moldava indagata per omicidio preterintenzionale: la Procura sospetta - per ora come “atto dovuto” - che abbia ucciso al di là delle sue reali intenzioni il figlio di 4 anni. È il caso di C., il bimbo soccorso dal 118 e morto tra le braccia di un medico; sul suo corpo erano stati notati i lividi bluastri e giallognoli che hanno insospettito la Procura.

Il sostituto procuratore Luca Guerzoni ha posto alla madre numerose domande per capire le circostanze che hanno portato al decesso del piccolo C. e ha anche chiesto spiegazioni plausibili sulle ecchimosi in tutto il corpo. L’esito dell’interrogatorio è tenuto sotto stretto riserbo.

Intanto si è appreso che anche il convivente della donna - un albanese agli arresti domiciliari per sfruttamento della prostituzione - ha chiesto alla Procura di essere ascoltato per dare la propria versione dei fatti. L’attività del pm è quindi interamente volta all’accertamento della versione fornita della donna rispetto non solo ai fatti appurati dai carabinieri nel corso dell’indagine, ma soprattutto all’esito delle analisi ancora in corso a Medicina legale.

Il caso si è presentato subito come molto complesso. Il procuratore stesso Lucia Musti ha confermato che due sono le ipotesi e contrastanti: da un lato una morte naturale causata (non si può escluderlo) da una malattia anche rara; dall’altro un collegamento tra il decesso e i lividi sul corpo.

Una terza possibilità è che il bambino stia stato effettivamente picchiato, ma la morte sia conseguenza di una malattia.

La Procura sta insomma lavorando con prudenza. Il motivo è evidente: tutto è avvenuto all’interno del monolocale di via Sigonio dove la donna, il convivente, il bimbo di 4 anni e la sorellina di 8 (oggi in affidamento temporaneo) vivevano a stretto contatto, senza che nessun altro avesse modo di vedere. Cosa è successo, insomma, quel venerdì?

Secondo la madre il piccolo C. dava segni di malessere, forse a causa di un’influenza o di un’indisposizione. Gli aveva dato da mangiare una cotoletta e i fagioli, ma li aveva rimessi poco dopo. Così il giorno dopo, quel venerdì, a pranzo voleva dargli del riso in bianco per via di una occlusione intestinale, ma C. è stato malissimo. Poi ha avuto un grave dolore alla pancia. Lei dice di aver tentato di tutto mentre aspettava l’arrivo dell’ambulanza del 118. Quanto ai lividi sul corpo, li ha giustificati dicendo che l’aveva sculacciato quando in realtà i segni erano in altre parti del corpo.

«Come potrei avergli fatto del male? Era tutta la mia vita», ha detto. Il compagno finora è sempre rimasto in silenzio.

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