Era a Zocca l’assassino fuggito 26 anni fa
Zocca. Svanì nel 1991 durante la detenzione per stupro e omicidio in Polonia. Si era rifatto una vita - e una famiglia - con nome falso
ZOCCA. Viveva da più di dieci anni in paese a Zocca, con un lavoro regolare come corriere per una ditta bolognese, una compagna di vita e una casa per cui aveva contratto tanto di mutuo.
L'OMICIDIO Vita vera, Ma condotta con un’identità falsa. Motivo: sfuggire a un mandato di cattura europeo per una violenza sessuale conclusa con l’omicidio della ragazza, colpita con una pietra alla testa nell’ agosto del 1985, nella sperduta provincia polacca di Jeleniogorskie.
Nessuno, in questi dieci anni si era mai accorto di nulla.
Protagonista dell’incredibile vicenda il 51enne polacco Piotr Turkiewicz, che finora in paese tutti conoscevano come Piotr Skalski, così come attestato dal suo passaporto, tra l’altro controllato e ricontrollato negli anni. Tanto che sulla base di quello nel 2000 gli era stato dato un permesso di soggiorno in Italia, poi sfociato nella residenza stabile. Del resto era difficile scoprirlo, perché quel documento aveva un numero vero, in quanto rubato nel 1998 da un ufficio dell’anagrafe polacca, ancora in bianco.
LA NUOVA VITA Su quel documento è stata costruita la seconda identità di Piotr, passata indenne sotto tantissimi occhi.
Finché non ha incontrato nelle settimane scorse i carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile di Pavullo. A dir poco allenati in tema di documenti nell’ultimo anno, vista la stretta sui controlli disposta dal capitano Nicola Puccinelli, per sapere esattamente chi c’è sul territorio. Il tutto con l’ausilio di sofisticate strumentazioni, come un microscopio a infrarossi collegato a un pc.
E così, nell’ambito di uno di questi controlli, è emersa un’anomalia. I militari hnno contattato l’Interpol, che a sua volta ha messo ha interpellato l’anagrafe polacca, scoprendo che quello era il codice di un passaporto rubato.
I carabinieri ci sono quindi andati ancora più a fondo: hanno portato Piotr in caserma e lo hanno fotosegnalato prendendo le impronte digitali, con cui hanno ricontattato l’Interpol. Ed è emerso che quelle erano le impronte di un altro Piotr, sul quale dal 2005 pendeva un mandato di arresto internazionale (poi rinnovato) perché aveva scontato solo 5 dei 25 anni della pena a cui era stato condannato.
LE INDAGINI Approfittando di un permesso premio, infatti, Piotr aveva fatto perdere le sue tracce nel 1991, forse ricorrendo anche ad altre identità false nei suoi continui spostamenti all’estero. C’è anche chi ha ipotizzato un suo arruolamento in unnoto corpo paramilitare, prima dell’arrivo in Italia, nel 2000. Dove peraltro ha sempre fatto una vita tranquilla. Prima a Castello di Serravalle, trovando un lavoro regolare. E poi a Zocca, dove aveva deciso di vivere comprando casa.
L’arresto è stato eseguito mercoledì dai carabinieri di Zocca, insieme ai colleghi del Norm di Pavullo, che si sono presentati a casa verso le 19.
C’era solo la compagna, anche lei polacca. I militari dopo la perquisizione hanno atteso l’arrivo di Piotr dal lavoro. Lui non ha opposto resistenze, ormai se l'aspettava dalla volta che era stato fotosegnalato: quella è stata la vera sorpresa, perché a più di trent’anni mai avrebbe pensato che riaffiorasse il passato. In 15 anni e passa in Italia da tutti i controlli a cui era stato sottoposto non era mai risultato nulla.
Piotr è stato condotto in carcere al Sant’Anna di Modena, a disposizione del presidente della Corte d’Appello di Bologna, che ora entro di dieci giorni dovrà contattare il Ministero della Giustizia per verificare la disponibilità ad un’eventuale estradizione. Resta imprescindibile la formalizzazione di una richiesta da parte della Polonia, entro 45 giorni.
Daniele Montanari
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