Il caso Unicredit scuote anche Modena
Si riduce la partecipazione azionaria, Carimonte verso una storica chiusura. E la Fondazione Crmo avrà meno dividendi
Non è indifferente a Modena quello che sta succedendo ad una delle banche più grandi d’Europa. Unicredit incassa l’approvazione degli analisti e si muove con il piede giusto a Piazza Affari all’indomani del consiglio di amministrazione che ha alzato il sipario sulle condizioni dell’aumento di capitale da 13 miliardi di euro. L’operazione partirà lunedì prossimo per concludersi entro il 10 marzo. E anche Modena, come detto, giocherà il suo ruolo con conseguenze duplici per il territorio, sia in chiave politica che in ottica finanziaria.
L’aumento di capitale, per Modena, significa un’operazione tra i 100 e i 130 milioni di euro a seconda di come si chiuderà l’operazione. Quando diciamo Modena intendiamo Carimonte che dall’1,88 è scesa sotto l’1% - la partecipata della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e la Fondazione Del Monte di Bologna - e anche direttamente la Fondazione Crmo stessa che al di fuori di Carimonte detiene uno 0,27 per cento del pacchetto azionario, come riportato dal Sole 24 Ore di ieri.
Chi pagherà l’aumento? Il patrimonio di Carimonte, evidente, grazie alla vendita delle azioni che l’hanno depotenziata in ottica strategica, e le riserve della Fondazione Cassa di Risparmio. Effetti? Il primo sarà certamente una minore liquidità in casa Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, che non potrà più contare, come un tempo, sui dividendi Unicredit e quindi andrà incontro ad una contrazione forzata delle erogazioni, che sono già scesi dai 40 milioni di euro l’anno nei tempi d’oro agli attuali 20. Il secondo sarà, con tutta probabilità, la lenta ma inevitabile chiusura di Carimonte, dal momento che la partecipazione risicata dei soci non ne giustifica più l’esistenza. Quella stessa Carimonte sulla quale, negli anni, imprenditori, politici e attori del territorio hanno litigato, proprio per il ruolo centrale che doveva avere come garanzia sul nostro territorio. Il clou nel 2010, con la presa di posizione di Dino Piacentini contro l’allora presidente di Fcrmo Andrea Landi, che si dimise da amministratore delegato della Holding contro la decisione delle Fondazioni di vendere 100 milioni di azioni. Era solo un antipasto...
Davide Berti
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
