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Da Lama Mocogno a Sanremo: Maria Pollacci, “mamma” 7600 volte

di Serena Arbizzi
Maria Pollacci, l'ostetrica dei record a Sanremo
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Maria Pollacci, l'ostetrica dei record a Sanremo

L’ostetrica 92enne al festival di Sanremo: «Ho fatto nascere l’ultimo bimbo in gennaio di fronte a casa»

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LAMA MOCOGNO. Nella sua lunga carriera ha fatto nascere la cifra record di 7638 bambini e, a 92 anni, non ha ancora smesso di coltivare quella che per lei è una passione più che un lavoro. Una carriera che ha raccontato sul palcoscenico del festival di Sanremo. 

Per "Tutti cantano Sanremo" è salita sul palco dell’Ariston Maria Pollacci, l’ ostetrica dei record. La sua canzone preferita del Festival, neanche a dirlo, è "Tutte le mamme" del 1954. Con Carlo Conti e Maria De Filippi ha raccontato la sua esperienza, emozionata e sorridente.

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Maria Pollacci è nata il 20 settembre 1924 a Lama Mocogno e si è diplomata in Ostetricia all’ospedale Sant’Agostino di Modena nel 1945. Una volta conseguito il diploma, Maria ha iniziato ad esercitare la professione a Montecreto nei difficili anni del dopo guerra e non ha mai smesso. L’ostetrica è poi emigrata in provincia di Belluno, ma Modena le è rimasta nel cuore e ne conserva parecchi ricordi.

L'ULTIMO NATO «Assisto ancora ai parti a domicilio: l’ultimo bambino è nato proprio nell’appartamento di fronte a casa mia, sul mio stesso pianerottolo, il 13 gennaio - racconta, emozionata, Maria Pollacci - Mi sono diplomata al Sant’Agostino nel 1945 e da allora non ho mai interrotto la mia attività: ho sempre il cellulare appoggiato sul comodino. E non mi distraggo mai: parto in macchina a seconda della necessità a qualsiasi ora del giorno e della notte».

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UNA VITA TRA I NEONATI Maria ha avuto tre mariti, tutti scomparsi, non ha avuto figli suoi, ma di quasi tutti quelli che ha fatto nascere conserva una foto. Così come di Modena, custodisce numerosi aneddoti. «Ho frequentato il primo anno di Ostetricia esternamente all’ospedale - racconta la decana delle ostetriche - gli altri due, invece, li ho vissuti all’interno dell’ospedale. Modena è la mia città: ricordo la bellezza della via Emilia, dell’Accademia, del Duomo. Poi, ho in mente il carattere della gente: aperta, accogliente, ospitale. Per non parlare della cucina: io qui non faccio altro che preparare tagliatelle. E lo faccio in ricordo di Modena. Anche di Montecreto custodisco, vividi, i ricordi. Ho ancora davanti a me i casi che affrontavo come ostetrica in un periodo in cui non era certamente facile svolgere la mia professione: la farmacia allora non c’era e dovevo gestire piuttosto autonomamente tutti i casi che mi capitava di affrontare. Conosco bene anche Vignola: la mia famiglia era proprietaria di un podere a Campiglio di Vignola. Poi, nel dopo guerra sono emigrata, ma ho ancora parenti a Spilamberto».

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